Personale sanitario, nel Bresciano un’aggressione ogni cinque ore

Il titolo di «eroi», che si erano conquistati nel terribile periodo buio dei coprifuoco e delle ordinanze scandite dall’emergenza Covid, sembra ormai solo un lontano ricordo appannato: «A dire il vero, a volte sembra che non sia proprio mai esistito» per usare le parole di Andrea, infermiere in corsia ormai da quasi vent’anni. Scavallata l’emergenza, infatti, nel 2023 le aggressioni a medici, infermieri e al personale sanitario al lavoro nelle corsie degli ospedali bresciani e negli spazi territoriali dedicati all’assistenza hanno avuto un picco da escalation. Lo certificano i dati dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario della Lombardia, che descrive ciò che sta accadendo in cifre.
E l’affresco del nostro territorio è assai cupo: nel Bresciano, al ritmo di un attacco ogni 5 ore medici, infermieri e operatori sono stati insultati, minacciati, spintonati o, in casi estremi, picchiati.
La fotografia
Al centro del report di Acss, che è stato presentato in Commissione Sanità al Pirellone, ci sono sia le nostre quattro Asst (Aziende socio sanitarie territoriali) - ossia Valcamonica, Spedali Civili, Franciacorta e Garda - sia le Ats e i servizi territoriali per l’assistenza. Complessivamente gli episodi violenti segnalati sono stati 1.659, il 21,2% di quelli registrati nella totalità delle strutture sanitarie regionali (7.797), vale a dire che due aggressioni su dieci verificatesi in Lombardia sono avvenute nei presidi di città e provincia.
Restando all’interno delle pareti ospedaliere, il settore più bersagliato resta quello dei Pronto soccorso (251 le reazioni violente segnalate dalle Asst), segue l’area degenza (134), mentre ampliando all’intera rete territoriale aumentano le aggressioni nei Servizi psichiatrici (75).
La categoria più «vessata» in assoluto è quella degli infermieri, la prima e insieme quella maggiormente a contatto con pazienti e parenti: sono stati 667 gli attacchi subiti. Seguono i medici chirurghi (134 episodi) e gli operatori socio sanitari (125). Sono, tuttavia, dati per difetto perché - come denunciato anche nei mesi scorsi dalla Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche - i casi sommersi di violenze, mai denunciati, sono in costante crescita: se ne stimano 120mila a livello nazionale, di cui oltre 2.200 solo nel Bresciano.
I più bersagliati restano medici, infermieri e personale al lavoro negli ospedali: 989 i casi denunciati, quindi il personale in servizio nel settore assistenziale (vale a dire servizi per le dipendenze, psichiatrici e Rems, medici di medicina generale, ambulatori ed Rsa) con 644 episodi e l’Ats (26).
Formazione
«Come è emerso durante la discussione, la questione dei Pronto soccorso - spiega la consigliera dem Miriam Cominelli - è molto legata sia alle ancora troppo lunghe ed estenuanti liste d’attesa per effettuare gli esami, sia alla carenza di personale anche nella filiera assistenziale sul territorio». Per garantire una maggiore sicurezza, la Regione intende continuare a investire sulla formazione del personale, «cosicché riesca a capire in modo preventivo i comportamenti sentinella, evitando il più possibile rischi». Un protocollo che a Brescia è già in atto, sulla scia della collaborazione - rinnovata a inizio anno - tra Polizia di stato e ospedale Civile. Non solo: proprio per arginare maggiormente il fenomeno, in Questura, da febbraio 2023, è attivo un tavolo di lavoro che, ogni due mesi, riunisce i responsabili di tutti i presidi della città per condividere problematiche e strategie.
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