L’incontro, l’ascolto, il confronto si tramutano in atto e restituiscono alla comunità un luogo rigenerato, un’«Arena viva».
È stato inaugurato l’anfiteatro del parco di viale Resistenza dopo una riqualificazione per il progetto che, con l'obiettivo di prevenire e contrastare il disagio giovanile, ha attraversato l’estate di ragazze e ragazzi del territorio.
Il progetto
«Arena viva – fa un passo indietro l’assessora Laura Arici - nasce dalla vittoria di un bando dedicato all’educativa di strada con l’obiettivo di portare gli educatori a contatto diretto con i giovani e con i luoghi da loro frequentati, intercettandone bisogni, idee e aspirazioni. Sin dall’inizio prevedeva la risistemazione di uno di questi luoghi con l’intento di renderlo più accogliente, bello e fruibile dalle nuove generazioni».

Da qui il coinvolgimento della cooperativa «Elefanti volanti» e di «True Quality», l’una ad occuparsi dell’aspetto educativo, l’altra di quello artistico. Una trentina gli adolescenti raggiunti: «Noi non sappiamo nulla dei luoghi nei quali interveniamo, lasciamo che siano ragazze e ragazzi a raccontarli – spiega Giovanni Gandolfi, presidente di True Quality -. E qui sono uscite cose molto interessanti e una grande consapevolezza dei luoghi, per un’esperienza di confronto e di dialogo bellissima che ci ha consentito di pervenire ad un’opera dal forte legame con il posto».
Realizzata dall’artista fiorentino Monograff, per un progetto rientrato in Link - Urban Art Festival, essa è divisa in due disegni differenti, un sul piano verticale, l’altro su quello orizzontale. Nel primo vi sono le radici che si diramano nel terreno, come simbolo di appartenenza e come mezzo per portare linfa vitale alle foglie della pianta, nel secondo vi è la chioma di un platano, come se ne trovano nel parco. E la visibilità data a ciò che normalmente rimane nascosto altro non è che la volontà di sottolinearne l’importanza. «Si è partiti dagli educatori di strada - chiosa Arici -: si è commissionata la realizzazione a Monograff che fa street art e ora si è giunti all’inaugurazione con gli artisti di un circo.
L’opera è stata, quindi, il filo conduttore, insieme al territorio, ai luoghi di ritrovo giovanili, e all’essere fisicamente presenti laddove le criticità dei ragazzi si fanno più evidenti e pressanti».



