A Mairano la lezione di Niccolò Guarino: dire sì alla donazione

Il ricordo del giovane morto in montagna, che aveva deciso di donare i propri organi, è diventato occasione di sensibilizzazione grazie ad Aido e Franchini Acciai, azienda dove lavorava
  • La giornata di sensibilizzazione alla Franchini Acciai di Mairano
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Alla Franchini Acciai di Mairano, per una mattinata, i rumori del ferro e delle macchine hanno lasciato spazio alle parole. Parole pesanti, che parlano di vita, anche quando partono dalla morte. Sotto il grande capannone, tra travi d’acciaio e luce filtrata dall’alto, operai, dirigenti e famiglie si sono raccolti attorno a un palco semplice, con un messaggio chiaro alle spalle: donare è dare continuità alla vita. Non uno slogan, ma una scelta concreta. Quella che, due anni fa, fece Niccolò Guarino, operaio della Franchini. Aveva 30 anni.

Niccolò Guarino
Niccolò Guarino

Un incidente in montagna lo ha portato via troppo presto. Eppure, senza che quasi nessuno lo sapesse — nemmeno i suoi familiari — aveva già deciso. Al rinnovo della carta d’identità aveva dato il suo assenso alla donazione degli organi. Una firma silenziosa, che si è trasformata in un gesto potentissimo.

Il ricordo

«Noi non sapevamo nulla», racconta il padre Andrea, invitato alla cerimonia organizzata dall’azienda per ricordare Niccolò e per sensibilizzare gli operai alla donazione. «Sapere che lui può rivivere in altre persone è un piccolo sollievo – continua Andrea – che tutti i giorni ti permette comunque di andare avanti». La mattinata è stata voluta dal presidente della ditta, Gianpietro Franchini: «Quando ho saputo del gesto di Niccolò sono rimasto colpito. Ha donato tutto se stesso anche dopo la morte e per me oggi è una missione diffondere il messaggio della la donazione degli organi».

Accanto alla famiglia, ci sono i volontari di Aido. Vittoria Mensi, presidente provinciale, ricorda il lavoro capillare sul territorio: 48 gruppi nella nostra provincia, oltre 60 comuni coinvolti. Ma soprattutto un dato che pesa: più del 30% delle persone, al momento della scelta, dice no. «Per questo è importantissimo entrare nelle aziende, parlare con le persone, diffondere questo messaggio».

Le testimonianze

E poi ci sono le testimonianze. Quelle che fanno fermare davvero il tempo. Sul palco, accanto ai rappresentanti di Aido, ci sono tre persone vive grazie a un organo ricevuto. Raccontano cosa significa avere una seconda possibilità: tornare a respirare senza affanno, vedere crescere i propri figli, progettare un domani che sembrava negato. Quando Nicla prende il microfono la sua voce è spezzata dall’emozione e la storia che racconta taglia il fiato. È nata con la fibrosi cistica, una malattia genetica che compromette i polmoni. A 22 anni viveva tra il letto e il divano, ogni respiro una fatica. «L’unica cosa che non volevo era morire», racconta. L’attesa, il peggioramento, poi il collasso polmonare. La rianimazione. Infine, il trapianto. Da lì, una nuova vita. Non facile, ma vera. Nicla oggi è sposata, ha una bambina, vive una quotidianità che prima era impensabile. E quando parla dell’importanza della donazione non usa slogan: «In Italia ci sono nove mila persone in lista d’attesa – spiega – e non si sa mai, un domani un trapianto potrebbe servire anche a noi. Per questo è importante dire sì».

In platea, gli operai ascoltano in silenzio. Qualcuno abbassa lo sguardo, qualcuno annuisce. Non è un discorso lontano: è qualcosa che riguarda tutti. Una scelta da fare in pochi secondi, spesso senza pensarci troppo, ma che può cambiare il destino di più persone e salvare tante vite, non solo del paziente ricevente. «Quando in ospedale abbiamo scoperto della scelta di Niccolò di donare gli organi – conclude il papà Andrea – nella disperazione, abbiamo provato un senso di sollievo. Il nostro Niccolò oggi vive in più persone e tanti vivono grazie a lui».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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