Cronaca

La macchina del Triduo di Bovezzo torna a illuminarsi dopo 64 anni

L’antico manufatto ligneo, composto da 150 candele, domenica 23 febbraio sarà esposto nella chiesa di Sant’Apollonio
Barbara Fenotti
Il montaggio della macchina del Triduo di Bovezzo - © www.giornaledibrescia.it
Il montaggio della macchina del Triduo di Bovezzo - © www.giornaledibrescia.it

Dopo 64 anni la macchina del triduo fa ritorno a Bovezzo. Una tradizione ormai quasi dimenticata che domenica alle 18 sarà esposta, ristrutturata e composta nella sua forma completa, nella chiesa di Sant’Apollonio.

La storia

Il manufatto di legno risale alla fine dell’800 ed è una struttura alta 12 metri costituita da varie sezioni che compongono una ricca scenografia di decorazioni, riccioli e ben 150 candele a richiamare la vita eterna.

Era dal 1961 che la macchina del triduo non veniva più montata nella sua forma completa, data la difficoltà del lavoro che necessita. Versava ormai in cattive condizioni, ma grazie al parroco don Mauro Capoferri e a un gruppo di amici, i volontari della Compagnia Sant’Apollonio, che si stanno occupando del restauro delle pareti interne della chiesa, è stato possibile far rivivere la tradizione. Corrado Pasotti ne ha curato il restauro con il supporto artistico della Soprintendenza e il sostegno del Comune di Bovezzo.

L’emozione

A pochi giorni dall’inizio della Quaresima, dei tre giorni di preghiera in suffragio dei defunti che ricorrono da domenica a martedì, come una volta la chiesa torna ad arricchirsi della luce di 150 candele e dalla bellezza della macchina del triduo.

«Vedere un gruppo di ex ragazzi della Compagnia innamorati del loro paese che si curano delle tradizioni quasi perdute e le fanno rivivere mi fa sperare in una nuova forma di spiritualità - afferma don Capoferri -, magari più moderna, fatta soprattutto di partecipazione, di amicizia e di cura».

I ricordi

In paese c’è ancora chi si ricorda del manufatto. Giovanni Merli, classe 1932, racconta come «fin da bambino ho partecipato al Triduo, prima come chierichetto, poi corista e infine nel 1961 ho avuto l’onore di poterlo accendere, mentre il coro intonava il Miserere, prima che l’Altissimo venisse posto al centro della struttura dal parroco».

Per vederla arrivavano anche tante persone da Cortine e da Concesio. Durante l’occupazione nazista di Bovezzo la macchina del Triduo non venne montata. «Rivederla oggi, a distanza di tanti anni, sarà per me un’emozione fortissima» ha detto Merli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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