Quando l’ha saputo era in treno, un giorno prima di rientrare negli States dall’Italia. «Vorremmo averti come pilota della missione Artemis III». La voce che gracchia dall’altoparlante del telefono è del capo degli astronauti della Nasa.
Luca Parmitano resta in silenzio: «Mi è entrata da un orecchio ed è uscita dall’altro. Dopo un secondo mi sono ripreso. “Può ripetere, per favore?”. Per la prima volta nella mia vita ho perso le parole, sopraffatto dalle emozioni».
Le prime a saperlo sono state le figlie: «Nel loro ristorante preferito, davanti a una fetta di torta. Ho voluto andare sul sicuro. Erano felice, desiderose di supportarmi. Sono il mio orgoglio».
L’addestramento

Parmitano racconta tutto questo in videochiamata, con la solita compostezza che getta ancora qualche lampo di emozione. Si trova a Houston, in Texas. Lì, proprio oggi, inizia l’addestramento per Artemis III. Un passaggio fondamentale nella lunga marcia che la Nasa ha predisposto per riportare l’uomo sulla Luna.
Inizialmente era previsto che l’allunaggio avvenisse già in questa missione. Una rimodulazione in corsa l’ha fatto slittare alla prossima, la quarta, prevista non prima del 2028: «Buona parte dell’addestramento si svolgerà qui, al Johnson Space Center. Faremo delle esercitazioni di recupero al largo della California, non necessariamente con tutto l’equipaggio. E qualcosa anche al Kennedy Space Center, a Cape Canaveral». Per circa un anno Parmitano, il comandante Randy Bresnik e gli specialisti Frank Rubio e Andre Douglas prepareranno la missione, che inizierà nel 2027.

Artemis III
Sarà una missione di collaudo, volta a verificare l’efficienza dell’architettura lunare. La capsula Orion, con a bordo l’equipaggio, testerà in particolare le manovre di avvicinamento e di attracco al modulo di atterraggio, il cosiddetto lander, che verrà fornito da SpaceX di Elon Musk o Blue Origin di Jeff Bezos (in Artemis III verrà provato l’attracco a entrambi, oltre a quello con Pathfinder, modulo lunare sempre di SpaceX). Il tutto avverrà in orbita terrestre bassa, a una quota di circa 400 chilometri.
«Il sistema d’aggancio – spiega Parmitano – è lo stesso, ma i due lander sono completamente diversi. Quello di Blue Origin ha un porto di attracco sul lato dell’astronave, quello di SpaceX sulla parte frontale. Nel momento in cui ci si è agganciati, qualsiasi tipo di manovra ha un effetto diverso». A proposito di manovre: «Quelle di avvicinamento sono in gran parte automatizzate, ma quelle più delicate, soprattutto in prossimità del lander, sono manuali». È qui che sarà decisivo il contributo dell’astronauta italiano.
Introducing Artemis III.
— NASA (@NASA) June 9, 2026
Four astronauts. Three launches. Two dockings. One splashdown.
In 2027, the Artemis III mission will practice docking the Orion spacecraft with two lunar landers in low Earth orbit — the capability we need to return humanity to the Moon’s surface. pic.twitter.com/8uhMUxuuWX
Questione di geopolitica
L’emozione per la nomina, ha osservato qualcuno, implica automaticamente l’esclusione dai papabili per Artemis IV, la missione del primo «nuovo» allunaggio: «Ma io non ragiono in questi termini, nel mio lavoro non c’è spazio per l’ego», taglia corto Parmitano. Non sarebbe stato un tema a prescindere, considerando che l’equipaggio del lancio previsto nel 2028 sarà quasi sicuramente solo americano.

«Le ragioni di queste missioni sono sempre geopolitiche – osserva ancora l’astronauta –. Il mondo è diviso in due blocchi ideologici contrapposti, e ognuno intende dimostrare la propria superiorità tecnologica». Una presenza europea, secondo Parmitano, è un «grande segnale di apertura, dopo quello che era sembrato un momento di distacco, per le legittime priorità dell’amministrazione americana. Entriamo in questa missione da alleati, portando i nostri valori, che sono la cooperazione, la scienza per tutti e il miglioramento delle condizioni di vita sulla Terra».
Differenze con le missioni Apollo
La differenza con il programma Apollo è che Artemis punta a garantire una presenza più stabile e sostenibile dell’uomo sulla Luna: «E rispetto ad allora si investe un decimo dei capitali, dunque è diversa anche la capacità di intervento».
Il proposito era lo stesso, fare sfoggio della propria superiorità tecnologica, ma negli anni Sessanta e Settanta gli equipaggi restavano sulla Luna per periodi brevissimi, e affrontavano missioni molto pericolose: «Rischi che oggi nessuno è più disposto a correre». E poi c’è una complessità in più: «L’allunaggio non sarà all’Equatore, ma in orbita polare, che è molto più difficile dal punto di vista meccanico ed energetico».

Tra Terra e spazio
La preparazione di Parmitano alla missione inizia oggi: «A differenza del comandante, non so nulla riguardo a Orion: partirò da zero, ma mi auguro di poter anche contribuire al suo sviluppo. Mi aspetto una rivoluzione tecnologica rispetto a quello a cui sono abituato».
Sguardo rivolto verso l’alto, ma pure a un futuro nel quale non sono contemplate soltanto missioni spaziali: «Sono un atleta di triathlon e mi sono qualificato a due campionati mondiali previsti l’anno prossimo, mi auguro di esserci». Chissà. In fondo è lui stesso ad ammetterlo: «Il mio tempo, per un po’, non mi apparterrà più».




