Cronaca

Caporalato: agricoltura, logistica e ristorazione i settori più a rischio

I sindacati bresciani hanno avviato un progetto tra i lavoratori in campagna poi esportato: ecco da dove arriva il maggior numero di segnalazioni
Un magazzino
Un magazzino
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C’è chi come Beppe a 61 anni si arrabatta in grandi e piccoli cantieri di tutta la provincia, tra nero e grigio. C’è chi come Kiran d’inverno lavora in fabbrica e d’estate nelle campagne bresciane, accettando le più disparate condizioni di sfruttamento. E poi ci sono quelli come Ahmed, che battono le strade di Brescia con bici elettriche o motorini per portare nelle case pranzi e cene. Ufficialmente sono regolarmente (sotto)pagati, ma lo sfruttamento nei loro confronti è stato recentemente messo nero su bianco dalla procura di Milano (che ha commissariato prima Glovo e poi Deliveroo).

Un carpentiere, un agricoltore, un rider. Storie diverse in mondi distanti, unite da una parola novecentesca che pare polverosa e di altre latitudini: caporalato.

I rischi

Il pericolo è sempre dietro l’angolo. Specie quando l’isolamento dei lavoratori e l’emersione di nuovi mestieri rischiano di erodere le tutele. Negli ultimi anni segnalazioni di pratiche di sfruttamento nei luoghi di lavoro sono cresciute pressoché ovunque in Italia e, anche se nel Bresciano il fenomeno sembra più tenue, non mancano situazioni delicate e comparti più esposti che i sindacati tengono nel mirino. Agricoltura, logistica e pubblici esercizi. Sono questi i settori che storicamente registrano anomalie, dal mancato rispetto dei contratti al peggioramento delle condizioni.

Le voci

«Certamente anche a Brescia assistiamo ad un generale deterioramento dei rapporti di lavoro nel settore degli appalti e in quello della logistica, per quanto riguarda la revisione delle condizioni delle ore lavorative», spiegano da Filcams Cgil. Se la logistica bresciana (e non solo) vive oggi un momento storico complesso per i lavoratori («i carichi di lavoro sono cambiati, sono sempre più pesanti e non c’è stato un adeguamento delle tutele»), il comparto dei pubblici esercizi registra invece il cronico problema del lavoro grigio. Secondo l’Ufficio studi della CGIA l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare in Lombardia è pari solo al 3,6% e anche il Bresciano rientra in questo calcolo.

All’ombra del Cidneo, però, le condizioni più difficili sono quelle del mancato rispetto delle ore di lavoro stabilite dai contratti del commercio, con quote di stipendio fuori busta.

Diversa l’analisi del comparto agricolo, dove l’emergenza principale ha sempre riguardato il rischio di caporalato, pratica storicamente tutta italiana. Da oltre un decennio Cgil, Cisl e Uil hanno infatti avviato un diffuso piano di prevenzione al caporalato nelle campagne bresciane. Qui, ad ogni vendemmia, i sindacati forniscono materiale e informazioni sui propri diritti alle migliaia di lavoratori stranieri provenienti soprattutto dall’est Europa che arrivano in provincia per raccogliere l’uva. Un progetto partito da Brescia e poi esportato anche a Mantova, Pavia e Sondrio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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