Il futuro della Laba potrebbe passare da UniMarconi. È (anche) questa la carta giocata e messa sul tavolo dall’Accademia dopo il «parere negativo» con cui l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), alla fine di maggio, ha messo in discussione il mantenimento dell’accreditamento. Nelle osservazioni inviate al Mur (Ministero dell’Università e della ricerca) entro i trenta giorni previsti dalla legge, l’istituto - che ha la sua «casa madre» in via Don Vender - ha chiesto una deroga e allegato una lettera di intenti che apre all’ingresso dell’ateneo telematico come socio di maggioranza. Un’operazione societaria ampia, destinata cioè a coinvolgere non solo la sede bresciana dell’Accademia, ma anche quelle di Firenze e Rimini.
Riassetto societario
«Riteniamo che sia necessario procedere con un passaggio generazionale» spiega l’amministratrice delegata della Laba, Emanuela Zanchetta. «L’operazione con UniMarconi, che al momento non è ancora finalizzata, nulla ha a che vedere con lo statuto e con la didattica della nostra Accademia: si tratterebbe solo di un riassetto societario. Noi non diventeremo mai un’università telematica. Continueremo a garantire il nostro corpo docenti, le rette e la correttezza che ci ha sempre contraddistinto in ventisei anni di professionalità quotidiana».
I rapporti tra le due realtà oggi in trattativa, racconta Zanchetta, erano già avviati: «UniMarconi aveva chiesto di poter utilizzare le aule della nostra Accademia come sede d’esame e da lì si è fatta avanti». E, infatti, sul sito web di UniMarconi è indicata proprio una delle sedi della Libera accademia di belle arti come punto di riferimento locale in cui sostenere gli esami.
La lettera di intenti, una LoI, rappresenta il primo passaggio in vista della due diligence e dell’eventuale accordo definitivo. Se l’operazione dovesse andare in porto, l’università telematica assumerebbe in sostanza il controllo dell’intero gruppo Laba.
Alla base del procedimento aperto dal Mur c’è una dettagliata relazione dell’Anvur, che sceglie toni severi. In particolare, l’Agenzia mette in discussione due pilastri dell’Accademia: il corpo docente e le strutture, criticità che - si legge anche nella comunicazione inviata dal Ministero al Cda della Laba il 19 maggio - erano già state segnalate nel 2022.
Docenti sotto osservazione
Il capitolo più delicato riguarda il personale docente. Nel rapporto, l’Anvur scrive che gli insegnanti «sotto il profilo qualitativo, non appaiono complessivamente adeguati a garantire un’offerta formativa pienamente coerente con gli standard previsti». La ragione è che «per nessuno dei corsi è assicurata la copertura di almeno l’80% dei Cfa (crediti formativi accademici) mediante docenti in possesso congiunto dei requisiti richiesti».
E rispetto al reclutamento, l’Agenzia aggiunge una raccomandazione: «L’Istituto adotta procedure a evidenza pubblica e nei bandi i requisiti sono specificati con sufficiente chiarezza. Tuttavia, al fine di elevare la qualificazione del personale docente, sarebbe opportuno che il possesso di un valido titolo di studio almeno di secondo livello rilasciato da istituzioni Afam o universitarie pertinente all’insegnamento per cui viene attivato il reclutamento sia requisito prevalente o preferenziale». Da qui la conclusione perentoria: «La valutazione delle risorse di docenza risulta negativa per tutti i corsi oggetto del presente parere».
La lettura della Laba è però diversa: «Tutte le valutazioni espresse dall’Agenzia sono state fatte sulla carta - osserva l’ad Zanchetta -. Nessuno è mai venuto in Accademia a vedere con i propri occhi, nessuno ha eseguito un sopralluogo nelle nostre sedi bresciane».
Le strutture
Non meno severo è il giudizio espresso sugli spazi dedicati alla didattica. Le conclusioni del verbale sembrano categoriche: «La valutazione delle risorse strutturali risulta negativa». Per l’Anvur, aule, laboratori e dotazioni non raggiungono gli standard qualitativi richiesti. Nel verbale relativo alla sede di via Malta viene inoltre segnalata «l’assenza delle certificazioni di agibilità e antincendio previste dalla normativa vigente», circostanza che porta l’Agenzia a ritenere quella sede «priva dei requisiti strutturali». Sono questi rilievi ad aver spinto il Ministero, alla fine di maggio, a notificare il preavviso di diniego, concedendo all’Accademia trenta giorni di tempo per presentare osservazioni prima dell’adozione del provvedimento finale.

Anche su questo punto i vertici della Laba sostengono che la situazione sia nel frattempo cambiata: «Sono stati eseguiti dei lavori - ribatte l’amministratrice delegata -. Stiamo aspettando alcuni permessi dal Comune, ma siamo ormai nella parte finale dell’iter».
Bilanci
Sul piano economico-finanziario, invece, dall’Anvur c’è semaforo verde. La relazione descrive una situazione patrimoniale solida ed esprime «un giudizio complessivamente positivo sulla adeguatezza delle risorse finanziarie di cui l’Istituto dispone», pur richiamando «la mancata evidenza delle politiche di sostegno per gli studenti e per il diritto allo studio».
Nelle osservazioni trasmesse al Mur, la Laba ha chiesto alcune settimane di tempo per dimostrare che il progetto industriale elaborato con UniMarconi consentirà di superare le criticità evidenziate dall’Anvur. Nel frattempo, assicura Zanchetta, l’attività dell’Accademia prosegue regolarmente e le iscrizioni sono garantite. «Il Ministero ci ha concesso la sospensiva e dato del tempo per procedere. Le iscrizioni vanno avanti e il nostro lavoro, che svolgiamo storicamente con serietà, anche».



