«La percezione del rischio è il primo passo per evitare le tragedie»

Dal Palazzo del Vignola di Todi al Cinema Statuto di Torino, dal Moby Prince alla Costa Concordia, fino al rogo de Le Constellation. Tragedie diverse, epoche diverse, ma una stessa domanda di fondo: come sono stati possibili drammi simili?
Da qui prende avvio lo storytelling di Emanuele Turelli, che usa la cronaca per riflettere sul tema della prevenzione nei luoghi di lavoro che possono diventare spazi collettivi di aggregazione: «Come è potuta accadere una tragedia come quella di Crans-Montana? - si chiede -. Non sto parlando delle cause, ma delle conseguenze: per quale motivo un incendio è diventato una strage?».
Luoghi (in)sicuri
Domande che saranno al centro dell’incontro in programma martedì 28 aprile, Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. L’appuntamento - promosso da Saef - è alle 16 al Franciacorta Golf Club di Corte Franca.
Il titolo è «Luoghi (in)sicuri. Quando la prevenzione manca, la tragedia non è un caso». Dopo i saluti del presidente Paolo Carnazzi e lo storytelling di Turelli, è prevista una tavola rotonda moderata dall’avvocato Francesca Armaroli. Interverranno: Luigi Antonio Pio Diaferio, comandante provinciale dei Vigili del fuoco, Corrado Scolari, direttore generale dell’Asst Valcamonica, l’ingegnere Manuela Orioli e Loris Bolzoni, segretario generale di Union Brescia srl. Seguirà un momento «experience» condotto da Turelli: riferiranno le proprie testimonianze Manuel Vassalini, psicologo di «Psicologi per i Popoli» intervenuto a Crans-Montana, e Francesca Paroni, sopravvissuta alla tragedia della Costa Concordia. Le conclusioni sono affidate a Enrico Prata, amministratore delegato di Saef.
Consapevolezza
«Il messaggio che vogliamo trasmettere con il nostro lavoro e con iniziative come quella di martedì è forte e chiaro - spiega Prata -: la vita viene prima di ogni cosa e dobbiamo prendercene cura. A tutti è capitato di trovarsi in luoghi di divertimento sovraffollati senza che accadesse nulla. Ma se fosse scoppiata un’emergenza, avremmo saputo come comportarci?».
La prevenzione, osserva Prata, passa da due aspetti essenziali: «Avere percezione del rischio, riconoscendo quando una situazione può diventare critica, e reagire in modo corretto, seguendo le indicazioni di chi è chiamato a gestire l’emergenza. La cultura della sicurezza - sottolinea - si fonda anche sulla responsabilità personale e collettiva. Non va mai presa alla leggera: la formazione deve essere affrontata con serietà, e le prove di evacuazione non devono essere considerate un semplice momento di svago».
Cultura della sicurezza
Dell’importanza di percepire il rischio parlerà anche il comandante dei Vigili del fuoco, che insiste sulla necessità di costruire questa consapevolezza fin dall’infanzia: «È un percorso educativo che comincia nelle scuole, cresce con le persone e deve accompagnarle anche nel mondo del lavoro. Eppure spesso manca proprio questa percezione: c’è chi affronta la montagna con leggerezza, chi sottovaluta i pericoli di una piscina, chi si espone a sostanze chimiche senza valutarne i rischi. Avere coscienza del pericolo significa evitare comportamenti sbagliati».
Nel contesto aziendale, Diaferio allarga il ragionamento alla dimensione collettiva della sicurezza, che non dipende solo dall’attenzione individuale, ma anche dalla capacità di vigilare gli uni sugli altri: «Non bisogna avere remore nel correggere il comportamento errato di un collega. Il controllo incrociato è parte della prevenzione ed è uno strumento essenziale di tutela reciproca».
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