Cittadini anonimi, bresciani di città e provincia, partiti politici, banche, aziende, gruppi di lavoratori, associazioni di categoria. Dopo soli tre giorni la sottoscrizione lanciata dal Giornale di Brescia superò i 27 milioni di lire. Una Fiat 500, per fare un raffronto, costava poco meno di 800mila lire. Il giorno dopo la Strage, il 29 maggio, il nostro quotidiano invitò i lettori a «una gara di generosità» per le famiglie delle vittime. Il GdB, che aveva promosso analoghe iniziative per l’alluvione del Polesine e la tragedia del Vajont, decise immediatamente di interpretare il sentimento di solidarietà dei bresciani, facendosene strumento. Alla fine la somma raccolta fu di 74 milioni e 363mila lire destinati ai familiari degli otto Caduti e ai feriti. L’esempio del Giornale di Brescia venne presto seguito. Nella comunità bresciana la Strage suscitò sdegno ed orrore, sollecitando una risposta politica ed emotiva, ma anche concreta.
Per coordinare la generosità proveniente da cittadini, enti e associazioni, un mese dopo la Strage, il 25 giugno, presieduto dal prefetto, si costituì uno specifico Comitato formato dai rappresentanti di Giornale di Brescia, Provincia, Comune di Brescia, Bresciaoggi, Caritas, Eca di Brescia (Ente comunale di assistenza), Cgil-Cisl e Uil, Croce Rossa, Comitato unitario antifascista, familiari delle vittime e dei feriti. Bisognava unire le forze e deliberare anche sull’impiego delle risorse. Nella sua prima seduta si decise una prima erogazione dei fondi totali raccolti fino ad allora, oltre 276 milioni.
L’archivio della Casa della Memoria conserva il verbale dell’ultima riunione del Coordinamento, datato 9 marzo 1976. Fra donazioni dei bresciani, contributi pubblici e interessi la cifra finale fu di 562 milioni e 530mila lire. Alla prefettura (collettore principale) erano arrivati 308 milioni, al Comune di Brescia 80 milioni, alla Provincia 40 milioni (provenienti dalla Regione Lombardia che aveva varato una specifica legge), oltre 74 milioni dal GdB, quasi 57 milioni dal Cida (l’associazione dei dirigenti d’azienda). In cassa, da destinare, restavano 206 milioni.
Vediamo i fondi già erogati, secondo il verbale: 232 milioni alle famiglie degli otto morti (29 ciascuna; in aggiunta al milione versato dai sindacati); un milione e 300mila per i 26 feriti medicati e dimessi; oltre 58 milioni per i 64 feriti ricoverati; 31 milioni ai 40 feriti con una percentuale di danno. La Cida aveva invece destinato 55 milioni all’Ospedale Civile per istituire e attrezzare un Centro ustionati.
Restavano 206 milioni, come detto. Si decise questa destinazione: 85 milioni per la sistemazione al cimitero Vantiniano delle tombe dei partigiani; 80 milioni contributo per la fondazione del Centro bresciano dell’antifascismo e della Resistenza; 25 milioni come rimborso delle spese processuali al Collegio di parte civile; 11 milioni alla Croce Bianca per l’acquisto di una autoambulanza intitolata al Caduti di piazza Loggia; 5 milioni alle biblioteche scolastiche sorte a Brescia «nel nome dei Caduti».



