Trenta morti sul lavoro in un anno. È il bilancio del 2025 in provincia di Brescia, dove le denunce di infortunio con esito mortale sono diminuite rispetto alle 41 del 2024. Undici vittime in meno, pari a una riduzione del 26,8%, che non basta però a togliere il Bresciano dai primi posti della graduatoria lombarda: la provincia resta seconda per numero assoluto di decessi, alle spalle di Milano. I dati comprendono sia gli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli in itinere, nel percorso tra casa e lavoro.
I dati
Il quadro nazionale emerge dalla Relazione annuale dell’Inail, presentata questa mattina a Roma. Nel 2025 sono state presentate 1.198 denunce di infortunio con esito mortale, 41 in meno rispetto alle 1.239 del 2024, con una diminuzione del 3,3%. Le vittime tra i lavoratori sono state 1.189, 37 in meno (-3,02%); altri nove decessi hanno riguardato studenti impegnati in attività scolastiche.
In Lombardia, secondo la rilevazione provinciale dell’Inail al 31 dicembre 2025, i morti sono stati complessivamente 164, contro i 182 dell’anno precedente. Milano ne conta 49, Brescia 30 e Bergamo 22. Seguono Cremona con 14, Mantova con 9, Pavia con 8, Como e Monza Brianza con 7 ciascuna, Lecco e Sondrio con 5, Lodi e Varese con 4. La riduzione interessa soprattutto gli incidenti avvenuti durante lo svolgimento del lavoro, diminuiti del 4,1%. Restano invece sostanzialmente stabili quelli in itinere: 299 contro i 298 dell’anno precedente.
I settori
I settori con il maggior numero di morti durante l’attività lavorativa si confermano le costruzioni, con 175 denunce, seguite dal comparto manifatturiero con 129 e da trasporto e magazzinaggio con 126. Due vittime su tre avevano più di 50 anni, mentre le donne rappresentano il 6,1% dei decessi. Alla diminuzione dei casi mortali si contrappone un lieve aumento degli infortuni complessivi. Nel 2025 le denunce sono state circa 600mila, l’1,2% in più rispetto all’anno precedente: 519mila hanno riguardato lavoratori e 81mila studenti. Crescono anche le malattie professionali, salite a 98.312, con un incremento dell’11,3%, il valore più alto registrato negli ultimi 26 anni.




