Dal Parlamento europeo via libera alla stretta sul rimpatrio dei migranti

Il Parlamento europeo giovedì ha dato il via libera con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astenuti all’avvio dei negoziati interistituzionali sulla direttiva rimpatri con una maggioranza composta da Ppe, Ecr, Patrioti e ultradestra. Il testo, di cui il meloniano Ciriani è stato una dei relatori, amplia le possibilità di individuare un «Paese di ritorno», includendo non solo lo Stato di origine ma anche Paesi terzi.
Rispetto alla normativa attuale, inoltre, la proposta dà priorità al rimpatrio coercitivo piuttosto che alla partenza volontaria e prevede la possibilità di creare centri di rimpatrio («return hubs») in Paesi terzi. Con il nuovo regolamento ci sarà poi un aumento del periodo di detenzione, che può arrivare a 24 mesi, con la possibilità di trattenere anche famiglie con bambini e minori. Escludendo soltanto i minori non accompagnati.
La votazione in plenaria si è svolta dopo le richieste, separate, di S&D, Verdi e The Left, che contestavano la decisione della Commissione per le Libertà civili di avviare negoziati sul dossier «per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano illegalmente nell’Unione». Ora la versione finale del regolamento sarà discussa tra il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Ue.
Via libera del Parlamento europeo alle nuove regole sui rimpatri: l’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 26, 2026
Con i return hubs si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari,… pic.twitter.com/fepAVMsLo2
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui propri canali social ha commentato con: «L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza». Proprio la premier, settimana scorsa a margine del Consiglio europeo, aveva promosso una riunione informale sull’immigrazione e il rimpatrio. Alla riunione avevano preso parte Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria.
Dinamiche
Il voto ha confermato come sul tema dell’immigrazione i conservatori del Partito popolare siano allineati con i gruppi di ultradestra. Solo pochi eurodeputati del Ppe – provenienti da Lussemburgo, Belgio, Irlanda e Finlandia – hanno dimostrato la loro contrarietà o si sono astenuti.
Come anticipato all’inizio, i gruppi di sinistra hanno invece votato in maniera compatta contro il regolamento. Per questi eurodeputati esiste un problema di compatibilità tra le nuove norme introdotte e i diritti fondamentali delle persone coinvolte.
Modello
Tra chi ha votato a favore del regolamento ci sono anche gli eurodeputati bresciani di Ecr Mariateresa Vivaldini e Paolo Inselvini.
«Il voto della plenaria del Parlamento europeo sulle nuove norme sui rimpatri segna un cambio di passo concreto dell’Europa, finalmente nella direzione che l’Italia indica da tempo – precisa Vivaldini –. Si tratta di un modello chiaro, concreto, che nasce dall’Italia e dal governo Meloni e che oggi diventa strategia europea. Per anni ci è stato detto che non si poteva fare, oggi invece si afferma un principio chiaro: chi è irregolare deve essere rimpatriato, con procedure più rapide ed efficaci».
Parliament has endorsed the opening of talks with Council on the new legal framework for the return of people without the right to stay in the EU.
— European Parliament (@Europarl_EN) March 26, 2026
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La bresciana conferma che «è la linea portata avanti con determinazione dal governo italiano, che ha rimesso al centro il controllo dei confini esterni, la lotta all’immigrazione irregolare e strumenti nuovi come i rimpatri nei Paesi terzi sicuri. In questo senso, il modello avviato con l’Albania rappresenta un riferimento concreto per costruire una gestione più ordinata e credibile dei flussi».
Vivaldini spende però anche parole per il territorio. «Da lombarda, e quindi da rappresentante di un territorio che è motore economico del Paese, so quanto sia fondamentale avere regole certe – sottolinea –: solo governando i flussi si può garantire equilibrio tra sviluppo, sicurezza e coesione sociale. L’Europa sta iniziando a cambiare approccio: è passato il modello Meloni, è passato il modello Albania».
«Difendere i confini»
Dello stesso avviso Inselvini, che conferma come l’Europa torni «finalmente a difendere i propri confini e a governare i flussi migratori con il regolamento Rimpatri, al quale abbiamo lavorato in Commissione Libe (di cui Inselvini è membro, ndr) insieme al collega Ciriani, relatore del dossier».
L’eurodeputato prosegue: «Per anni abbiamo avuto un sistema inefficace, con espulsioni raramente eseguite. Oggi si afferma un principio chiaro, chi non ha diritto a restare deve essere rimpatriato rapidamente ed efficacemente. Strumenti come i return hubs e l’ampliamento dei Paesi di rimpatrio rafforzano sicurezza e credibilità dell’Europa. Le sinistre continuano a negare la realtà, ma una larga maggioranza ha scelto il pragmatismo».
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