Sono andate in fumo barche da milioni di euro. «Un dolore immenso, ma non ci fermiamo» viene assicurato dopo il rogo che ha distrutto la Maxi Dolphin. Il cantiere di Erbusco è già pronto a ripartire. «Il fuoco ci ha fermato, ma ripartiamo a giorni in un altro sito, sia per le barche a motore che per quelle a vela. Non ci fermiamo». Sono le parole di Luca Botter, amministratore delegato, pronunciate ieri dopo il grave incendio che nella tarda serata di lunedì ha distrutto il cantiere navale della prestigiosa azienda in Franciacorta.
Il rogo
Le fiamme sono divampate intorno alle 22 nello stabilimento di via Gandhi il primo giorno dopo la ripresa dalle ferie. L’emergenza ha richiesto un massiccio e prolungato intervento dei Vigili del Fuoco, proseguito ininterrottamente per tutta la notte. Sul posto hanno operato circa venti squadre provenienti da Brescia, con il supporto dei comandi di Bergamo e Mantova. Il tempestivo lavoro dei soccorritori ha permesso di circoscrivere il rogo all’edificio in cui si era sviluppato, evitando che le fiamme si propagassero agli altri capannoni adiacenti, sebbene sia andata distrutta anche la falegnameria che lavora in esclusiva per l’azienda.
Fortunatamente non si registrano feriti né persone coinvolte. Mentre i tecnici di Arpa Lombardia hanno effettuato i rilievi ambientali di rito, le operazioni di smassamento, bonifica e messa in sicurezza dell’area si sono protratte fino alla mattinata successiva.
La dinamica
Le cause dell’incendio dovranno ora essere accertate dai tecnici. I danni subiti dal cantiere sono gravissimi. La struttura disponeva a Erbusco di oltre 2.700 metri quadrati coperti e di attrezzature all’avanguardia dedicate alla lavorazione dei materiali compositi, tra cui un forno lungo 40 metri.
L’amministratore delegato Botter ha confermato la totale distruzione del capannone e di tre preziose imbarcazioni che si trovavano al suo interno: «Abbiamo perso un MD80, un MD75 e un MD51 Power. Si tratta di tre scafi di altissimo livello e ad alte prestazioni. L’MD80, in particolare, era ormai prossimo alla consegna: la partenza per Marina di Ravenna era prevista per la fine di settembre». Il valore di queste imbarcazioni — che riflette l'uso massiccio di fibra di carbonio, la presenza di chiglie retrattili idrauliche e gli interni firmati dai più prestigiosi studi di design navale — è stimato dal mercato in svariati milioni di euro.

La reazione
Nonostante il duro colpo, l’azienda è determinata a non interrompere la produzione. «Abbiamo già trovato un capannone alternativo più piccolo – ha spiegato Botter – e quindi la prossima settimana ripartiremo con i nostri 12 dipendenti e gli artigiani. Nel frattempo, cercheremo un’area più grande per poter riprendere a costruire gli scafi da 24 metri». Una reazione forte, in linea con il prestigio di una realtà storica del settore nautico.
Fondato nel 1987 dall’imprenditore e appassionato velista Cav. Vittorio Moretti, il cantiere Maxi Dolphin ha costruito imbarcazioni a vela e a motore di grande pregio. Alle sue maestranze fu affidato anche il restauro conservativo del celebre 12 Metri S.I. Azzurra, che nel 1983 portò per la prima volta i colori italiani in America’s Cup.




