In controtendenza: a Brescia 500 famiglie molto numerose

Marco Papetti
Emanuele Pizzatti, referente per la Lombardia dell’associazione: «Tante difficoltà, ma resistiamo»
Foto di gruppo per la famiglia Pizzatti © www.giornaledibrescia.it
Foto di gruppo per la famiglia Pizzatti © www.giornaledibrescia.it
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Agli antipodi della crisi della natalità italiana ci sono le famiglie con almeno sei figli, rappresentate a livello nazionale dall’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn), fondata a Brescia nel 2004. Tra i suoi membri c’è Emanuele Pizzatti, che con sua moglie Renata è coordinatore regionale dell’Anfn in Lombardia, dove l’organizzazione conta 2.500 famiglie associate, di cui circa 500 nel Bresciano. Di figli la coppia bresciana ne ha avuti otto, che oggi hanno tra i 16 e i 36 anni, di cui quattro già indipendenti. «Siamo già nonni, e l’anno prossimo avremo tre figli insieme all’università, un record per noi», racconta con soddisfazione Pizzatti.

Una scelta «naturale»

La scelta di avere così tanti figli, spiega, è venuta «naturalmente»: «Fare tanti figli non è una decisione che si prende quando ci si sposa – spiega –. Semplicemente si fa fatica a chiudere alla possibilità di un’altra via. A chi mi chiede perché ho così tanti figli glieli descrivo uno per uno: tutti i miei otto sono magnifici e mi riempiono il cuore in maniera incredibile». Al nucleo familiare originario si sono aggiunti ora anche parenti acquisiti e nipotini: «Quando ci si trova la domenica a pranzo tavolate da venti persone sono una cosa normale – dice –. È una cosa ricca e piena di esperienze, e aiutare i propri figli a trovare la loro strada e a risolvere i loro problemi è qualcosa che riempie, non saprei immaginare come sarebbe la vita senza questi progetti».

Stile di vita

Per sostenere otto figli, spiega, occorre uno stile di vita più accorto: «Non amo associare l’idea di famiglia numerose a quella della difficoltà coi conti economici – spiega –, semmai ci si adatta a una modalità di vita differente: per noi ad esempio non è importante l’ultimo modello di telefonino, ma ne prendiamo uno più economico, oppure un figlio eredita quello del fratello. Consumiamo come quantità perché siamo tanti, ma con meno spreco». Qualche aiuto pubblico in più però, dice, non guasterebbe: «Un figlio in più è un pezzo di capitale sociale, qualcosa di buono per la società – dice Pizzatti –. Le famiglie numerose sentono una certa discriminazione perché non c’è tassa o tariffa che tenga conto del numero dei figli, dall’università ai trasporti alle bollette».

A sostegno degli associati all’Anfn ci sono le convenzioni stipulate dall’associazione: «Di attività disposte a dare convenzioni e sconti ce ne sono meno di un tempo, è difficile trovare un’azienda che accetti di proporre un vantaggio – spiega il coordinatore lombardo dell’Anfn –. Tante convenzioni ci sono e sono molto belle, altre sono poco più che simboliche: quelle nazionali sono poche, molte sono territoriali. Molte comunque ci sono e aiutano». Nonostante le difficoltà l’Anfn, giunta da poco al traguardo dei vent’anni di esistenza, rimane una realtà solida, spiega il suo fondatore Mario Sberna: «Oggi contiamo poco più di 28mila famiglie associate in Italia, e la politica ci prende in considerazione. Siamo in crescita perché le famiglie numerose ci sono ancora».

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