Fornaci, già 500 firme contro il nuovo impianto agrivoltaico

Francesca Marmaglio
Giovedì sera l’incontro organizzato dal Comitato spontaneo: «Rischiamo l’effetto isola di calore»
Un momento dell'assemblea - © www.giornaledibrescia.it
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C’è un tema che sta scuotendo la comunità residente a Fornaci, quartiere sud di Brescia: la costruzione, nella zona di via del Serpente, di un impianto agrivoltaico che occuperà circa 21 ettari di terreno (210mila metri quadrati, ossia circa 30 campi da calcio).

Per informare la cittadinanza il Comitato spontaneo Fornaci, ha organizzato giovedì sera un incontro ospitato dall’oratorio al quale hanno partecipato quasi un centinaio di persone.

L’assemblea

«Siamo preoccupati per la dimensione dell’impianto che toglie di fatto un polmone verde al quartiere – dice Paola Dall’Asta, vicepresidente del Consiglio di quartiere e rappresentante del Comitato –, ma anche per l’impatto visivo, ambientale e per la vicinanza con le abitazioni. Non solo, questo si candida ad essere un precedente molto pericoloso non solo per altre zone del quartiere, che presenta molti campi simili a quello di via del Serpente, ma anche per altri luoghi in città».

Insomma, il comitato e i cittadini, esprimono non solo la contrarietà alla costruzione dell’impianto, ma anche la sua pericolosità: «In quella zona si avrà il cosiddetto effetto “isola di calore” – ha continuato Dall’Asta – un impatto fortissimo per i residenti e per chi ha scelto questa zona anche per la presenza di molte aree verdi». Questa è, per la precisione, tra via del Serpente e la tangenziale ovest.

Un dettaglio dell'area in cui è prevista la costruzione dell'impianto
Un dettaglio dell'area in cui è prevista la costruzione dell'impianto

Durante la serata sono state raccolte le firme per una petizione nella quale si chiede al Comune di Brescia di valutare approfonditamente il progetto: già consegnate 500 firme, ma molte altre arriveranno nei prossimi giorni.

La politica

Il Comune ha già fatto sapere i mesi scorsi di non poter intervenire nel merito, ma che a farlo dovrebbe essere la Provincia. Anche in questo caso il vicepresidente della Provincia di Brescia, Fabio Rolfi, ha già chiarito che «l’ente provinciale può solo limitarsi a una verifica documentale, perché esiste un vulnus legislativo».

Anche la Regione, che si è espressa le scorse settimane tramite le parole di Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia, si è chiamata fuori: «Le norme nazionali ricadono sulla Regione che deve identificare le aree idonee, ma oggi queste norme non sono definite con criteri stringenti. Si attende ancora la legge regionale che disciplina la materia. Quindi c’è un vuoto normativo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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