Dal duplice omicidio al silenzio: la morte di Guglielmo Gatti è un mistero

A Milano una lapide scarna e senza foto. Gli addetti: «Non sappiamo perché sia sepolto qui»
Guglielmo Gatti in aula nel settembre del 2005 per rilasciare dichiarazioni spontanee - © www.giornaledibrescia.it
Guglielmo Gatti in aula nel settembre del 2005 per rilasciare dichiarazioni spontanee - © www.giornaledibrescia.it
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Per dirla alla Paolo Conte «con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così», Guglielmo Gatti – un uomo normale diventato assassino – non lo ha dimenticato nessuno. E lo dimostrano le ultime ore, con i contorni che ha assunto la notizia della sua morte, di cui si è venuti a conoscenza con quasi tre anni di distanza rispetto al 15 giugno 2023, quando nel carcere di Opera è venuto a mancare l’uomo che nell’estate del 2005 aveva ucciso gli zii Aldo e Luisa Donegani, li aveva fatti a pezzi, gettandone poi i resti tra il passo del Vivione e Provaglio d’Iseo.

«Probabilmente è andata come avrebbe voluto lui, nel silenzio più totale» ammette il suo storico legale, l’avvocato Luca Broli, che lo ha difeso nei tre gradi di giudizio conclusi sempre nell’identico modo: ergastolo per duplice omicidio e distruzione di cadavere. E a Milano, nel cimitero Maggiore, abbiamo trovato il luogo di sepoltura. Fossa campo inumativo numero 14: ecco una lapide chiara segnata dagli eventi atmosferici, non c’è una foto, non c’è un simbolo. Solo nome, cognome, data di nascita (21-07-1964), di morte (15-06-2023) e il numero di riferimento su una targa fissata con due bulloni.

Guglielmo Gatti è sepolto al cimitero Maggiore di Milano - © www.giornaledibrescia.it
Guglielmo Gatti è sepolto al cimitero Maggiore di Milano - © www.giornaledibrescia.it

Chi lavora al cimitero non ricorda il giorno della sepoltura. «Non sappiamo nemmeno perché da Opera sia stato portato qui» spiega il personale, stupito dalla presenza di un giornalista. La risposta è che nessuno avrebbe richiesto la salma e quindi il carcere si è mosso in autonomia. Altrimenti, se qualche parente alla lontana (visto che i più vicini non ci sono più) si fosse interessato, Gatti sarebbe stato probabilmente sepolto vicino ai genitori al Vantiniano a Brescia.

Una serie di silenzi

Resta anche un mistero la causa del decesso avvenuta un mese prima del 59esimo compleanno. «È una curiosità personale, fine a se stessa, perché non c’è più alcun interesse giudiziario, però ho già scritto alla direzione del carcere di Opera e sono in attesa di risposta» spiega l’avvocato Broli. Sorpreso – anche lui – dal silenzio durato tre anni.

«Ho reagito con sincero stupore, non ho ricevuto alcuna comunicazione dalla Procura, dalla magistratura di sorveglianza e dal carcere. Capisco che non avesse parenti e non aveva mai avuto colloqui in carcere, però mi appare molto strano che nemmeno il difensore sia stato informato del decesso» le parole dell’avvocato bresciano.

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«Guglielmo, gli zii e il mattatoio»: il video podcast

Che aveva visto Gatti un anno prima della scomparsa, a giugno 2022. «Stava bene. Non si era lamentato, non dal punto di vista ambientale, visto che ovviamente, essendo detenuto da tempo, era ormai entrato nelle dinamiche del carcere. Ci eravamo dati appuntamento per dopo agosto 2025, quando avrebbe potuto chiedere la semilibertà. Era stata più un’iniziativa mia perché lui, come già dimostrato in passato, non aveva più voglia che si riparlasse di lui».

Aveva detto «no grazie» anche qualche anno prima davanti all’ipotesi di lavorare ad un’istanza di revisione. «Voleva essere dimenticato ed è sempre stato il suo scopo anche quando – ricorda l’avvocato Luca Broli – come difensore gli avevo portato degli elementi sui quali riflettere per provare a riaprire il caso. Ci aveva pensato, ma poi mi disse che non intendeva procedere oltre perché per lui non c’era più nulla da dire».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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