Aveva con sé «nella tasca destra dei pantaloni», e quindi «in posizione tale da risultare pronto all'uso», un «coltellino» del quale «non ha saputo giustificare il motivo del possesso in strada». È questo uno dei motivi, riportati nel capitolo delle esigenze cautelari, per il quale la gip di Milano Maria Idria Gurgo di Castelmenardo ha deciso di confermare il carcere con ordinanza per un 18enne, nato in Tunisia, accusato di resistenza pluriaggravata e devastazione e saccheggio per l'assalto a un negozio Foot Locker, nel corso dei disordini del 18 ottobre.
Anche nel verbale d'arresto, come si legge, era stato indicato che il ragazzo aveva un «coltello pieghevole» di 15 centimetri. Pure lui ha detto che quel pomeriggio con degli amici era in centro a Milano «per soddisfare un desiderio di curiosità». In realtà, secondo la giudice, potrebbe essere arrivato «appositamente» da fuori, da Rovato. È incensurato ma è stato già segnalato per rapina e furto. Anche lui, come altri, come scrive la gip, potrebbe essere ancora «attratto dal richiamo dei social network che invitano i giovani a rendere 'permanente' la mobilitazione e a mantenere un profilo decisamente violento e insurrezionale».
Le accuse
«Le modalità del fatto appaiono significative di particolare gravità, nonché espressive di una pericolosità sociale del soggetto». È il passaggio con cui il gip di Milano motiva la decisione di lasciare in carcere un 18enne residente a Rovato arrestato dopo i disordini di sabato scorso nel centro del capoluogo lombardo. Il giovane è accusato di devastazione e saccheggio e di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo la ricostruzione avrebbe partecipato all’assalto al negozio Foot Locker di via Passerella, dove un gruppo di una cinquantina di persone ha infranto le vetrine e portato via capi d’abbigliamento.
A suo carico c’è anche l’accusa di aver colpito con una gomitata al volto un ispettore della Polizia di Stato impegnato nel servizio di ordine pubblico, per poi tentare di divincolarsi e fuggire. Una condotta che, scrive il giudice, non si sarebbe limitata a una «mera resistenza passiva», ma avrebbe comportato «un vero e proprio impiego di forza fisica diretto a neutralizzare l’azione dei pubblici ufficiali».
Nella decisione pesa anche il rischio che il ragazzo possa partecipare ad altre manifestazioni sfociate in violenza. Il gip richiama i precedenti segnalati nelle banche dati di polizia per rapina e furto e il coltellino trovato in tasca. Il giudice sottolinea inoltre come i social possano alimentare la partecipazione dei giovani a raduni collettivi destinati a degenerare in scontri. Il 18enne, si legge nell’ordinanza, potrebbe essere attratto da «ritrovi collettivi pericolosi che possono degenerare in scontri e reati analoghi a quelli per cui si procede». La conclusione è netta: «La sola misura cautelare della custodia in carcere» viene ritenuta adeguata, anche perché non risulta comprovata la disponibilità di un domicilio idoneo per eventuali arresti domiciliari.



