Cronaca

Greta e Umberto: con fari omologati il Riva può tornare a navigare

Depositate le motivazioni della revoca della confisca dell’Aquarama 87 che provocò l’incidente mortale nel golfo di Salò il 19 giugno 2021. Necessario però presentare «documentazione dimostrativa dell’esecuzione dei lavori progettati»
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Il Riva Aquarama era stato messo sotto sequestro dall’autorità giudiziaria
Il Riva Aquarama era stato messo sotto sequestro dall’autorità giudiziaria

Il Riva Aquarama 87 di Christian Teissman, se sottoposto alle giuste operazioni di modifica e messa a norma, può essere omologato, smettendo di essere intrinsecamente pericoloso per la navigazione. È per questo che la Corte di Appello di Brescia ha annullato la confisca del motoscafo che nella notte tra il 19 e il 20 giugno 2021 nel golfo di Salò travolse il gozzo, la piccola imbarcazione, su cui si trovavano Greta Nedrotti, 25 anni e Umberto Garzarella, 37, uccidendoli entrambi.

La situazione

L’imprenditore tedesco proprietario del mezzo, che quella notte era a bordo ma non ai comandi, incautamente affidati all’amico Patrick Kassen, aveva presentato ricorso contro il provvedimento di confisca e, dopo un rinvio alla Corte d’Appello da parte della Corte di Cassazione, i giudici avevano disposto una perizia sul natante. Sulla base di quanto valutato dall’ingegner Zerbini, la Corte aveva deciso di restituire il Riva perché «è tecnicamente operabile l’adeguamento del motoscafo Riva Aquarama n. 87 alla normativa vigente ed elide il requisito della pericolosità» e quindi «ritiene questa Corte che, diversamente da quanto stabilito nella sentenza impugnata, debba essere disposta la revoca la confisca del motoscafo RIVA Aquarama n. 87, con conseguente restituzione dell’imbarcazione al proprietario all’avente diritto, ancorché subordinata alla produzione di documentazione attestante da parte della competente autorità la messa a norma ed in sicurezza dell’imbarcazione».

La perizia

Il punto centrale riguardava la fanaleria: «La sentenza impugnata considera che il motoscafo non aveva i requisiti tecnici per navigare dal tramonto al sorgere del sole, perché la fanaleria non era stata omologata, che tale violazione era causalmente connessa alla regola cautelare che aveva contribuito a determinare il sinistro; che il motoscafo Riva era intrinsecamente pericoloso. Nella pronuncia impugnata si afferma, riguardo alla ricostruzione del sinistro e della esclusione del concorso di colpa delle vittime, che i fari di murata accesi, molto potenti, avevano creato confusione perché davano la percezione delle luci come da lontano agli sfortunati occupanti del lancione; che le luci verdi e rosse, obbligatorie in navigazione, non erano concretamente visibili perché il motoscafo procedeva a velocità molto alta e ciò aveva determinato l’innalzamento della prua ove sono collocati i fanali rosso e verde, rendendoli invisibili alle vittime; che, dalle analisi dei consulenti del pubblico ministero, era emerso che i fanali del motoscafo risalivano al 1965 e che non erano stati omologati, come era stato previsto dalla normativa COLREG del 1972; che l’omologazione serve a certificare il fascio di visibilità richiesto, ossia la visibilità di almeno due miglia per la luce bianca e di un miglio per quella rossa e verde».

La decisione

Il perito ha esaminato le luci e svolto diverse prove di visibilità, stabilendo che effettivamente nelle attuali condizioni non sono visibili alle distanze previste dalla norma ma che «è tecnicamente possibile dotare l’imbarcazione di un sistema di fanaleria conforme». Lo stesso perito ha «esaminato il progetto già a tal fine predisposto su incarico del Teismann che prevede alcune soluzioni tecniche per l’adeguamento dell’impianto per la navigazione notturna». E, a suo giudizio «risultano pienamente idonee a rendere l’impianto di fanaleria dell’imbarcazione conforme alla normativa vigente».

Detto tutto questo, la Corte ha stabilito che deve «essere disposta la restituzione al proprietario subordinata alla produzione di documentazione dimostrativa dell’esecuzione dei lavori progettati»

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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