Grazia: cos’è, chi può averla, come chiederla e perché viene concessa

Nelle ultime ore è spuntata online una petizione che chiede la grazia per Raffaella Ragnoli, condannata a diciotto anni in appello per aver ucciso a Nuvolento, nel gennaio del 2023, il marito Romano Fagoni. Grazia che, non più tardi di alcuni giorni fa, è stata concessa a Nicole Minetti, sulla quale gravava una pena definitiva a un anno e un mese per peculato e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo «Ruby bis».
Cos’è la grazia
Si tratta di una prerogativa del presidente della Repubblica (un istituto clemenziale, come recita il sito del Quirinale) ed estingue (o trasforma) una pena individuale. Una differenza sostanziale rispetto all’indulto, che si applica a categorie intere di condannati, e viene concesso dal Parlamento a maggioranza di due terzi. Il meccanismo di concessione per l’amnistia è lo stesso, ma quest’ultima estingue il reato (depennandolo quindi dal codice penale) e non la pena.
Come richiederla

La richiesta di grazia può essere presentata dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto, la domanda dev’essere consegnata al magistrato di sorveglianza, che ha il compito di trasmetterla al ministro della Giustizia con parere (favorevole o contrario) motivato. Viceversa, a gestire la domanda è il procuratore generale.
A entrambi spetta l’onere di acquisire tutte le informazioni utili a esaminare la richiesta, come l’eventuale perdono delle vittime del reato, o le valutazioni dei responsabili delle carceri. Quest’iter è previsto anche nei casi in cui la grazia viene concessa d’ufficio, dunque in assenza di una domanda.
Perché viene concessa
La decisione finale, come detto, è del presidente della Repubblica. Non esiste una codificazione delle motivazioni che possono stare alla base di un provvedimento di grazia, ma se ne possono individuare alcune ricorrenti, a partire da quelle umanitarie (l’aggravamento delle condizioni di salute del condannato, ad esempio). Altri fattori che possono concorrere alla concessione della grazia sono la buona condotta di un detenuto in carcere, la percezione che la sua condanna sia sproporzionata rispetto al reato commesso, oppure il fatto che abbia già quasi terminato di scontare la sua pena.
Presupposto fondamentale per l’istituto della grazia è il passaggio in giudicato della condanna, che deve quindi essere definitiva. L’atto del capo dello Stato viene controfirmato dal ministro della Giustizia: a darne esecuzione è il pubblico ministero, che dispone (laddove necessario) la scarcerazione del condannato. Ha effetto anche sulle pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici (proprio come nel caso di Nicole Minetti).
I numeri
Da quando è presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha concesso la grazia a settantuno persone condannate in via definitiva: un dato esiguo rispetto al totale di richieste esaminate, che ammonta a 4.230. Nel suo secondo mandato (che dura da quattro anni) ne ha firmate trentasei, una in più delle trentacinque del settennio precedente. In diciannove casi si è trattato di una grazia parziale, che ha dunque ridotto e non estinto completamente la condanna. Per cinque volte ha estinto pene pecuniarie, dunque multe o ammende.
Si tratta di numeri infinitamente inferiori a quelli di illustri predecessori, come Luigi Einaudi, primo presidente della storia repubblicana d’Italia, che ne concesse più di quindicimila. Giovanni Gronchi (capo di Stato dal 1955 al 1962) arrivò a firmare 7.423 decreti, Giovanni Leone (1971-1978) 7.498. In coda a questa «graduatoria» c’è Giorgio Napolitano, che in nove anni ha concesso la grazia per ventitré volte.
Un solo ergastolo

Fino a oggi Mattarella ha estinto una sola condanna all’ergastolo: quella ad Heinrich Sebastian Oberleiter, uno dei «quattro bravi ragazzi della Valle Aurina», protagonisti di attacchi terroristici negli anni ’70 in nome dell’indipendenza del Tirolo. A condannarlo, nel 1974, furono i giudici di Brescia. E sempre da Brescia, attraverso la Procura generale, transitò la richiesta di grazia presentata dalle figlie per motivi umanitari (Oberleiter era malato). La Procura diede parere positivo e Mattarella, il 9 dicembre del 2021, firmò il decreto. Oberleiter morì pochi mesi dopo, nel gennaio del 2023, da uomo libero.
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