Cronaca

Giustizia riparativa: a Brescia apre il nuovo centro di via Sant’Antonio

Inaugurata la sede che accoglierà percorsi di mediazione per minori e adulti. Grazie ai fondi ministeriali e alla collaborazione tra enti, il servizio punta ad accogliere vittime, colpevoli e comunità
Daniela Zorat
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Giustizia riparativa, il centro a Brescia

«Non è il risarcimento del danno. Il senso vero della giustizia riparativa è accogliere tutti in un unico abbraccio: l’autore del reato, la vittima, i familiari di entrambi e la collettività».

Si è espressa in questi termini la presidente della Corte d’appello di Brescia, Giovanna Di Rosa, all’apertura ufficiale del Centro per la giustizia riparativa negli spazi di via Sant’Antonio 16 che per anni hanno ospitato il Centro di mediazione penale minorile della nostra città. Sono stati infatti stanziati i fondi ministeriali (240mila euro) che serviranno per garantire la formazione di sei mediatori e per sostenere parte delle spese di gestione.

Lo spazio

«La giustizia riparativa è un lavoro collettivo, destinato ad assicurare un senso di giustizia più pieno – ha proseguito la presidente parlando anche agli operatori del Tribunale di Bergamo – e che risponde alle necessità di giustizia della collettività colpita dal reato. È valorizzare il dolore delle vittime, senza far mancare loro l’affetto dello Stato, non abbandonandole dopo la sentenza».

Al terzo piano della palazzina inserita in un contesto tranquillo, a Mompiano, circondato da scuole, sedi di associazioni che si occupano di bimbi e aree verdi, già dal 2004 la Provincia aveva messo a disposizione gli ambienti per la mediazione penale minorile. Poi fu il Comune a prendere in carico il servizio dal 2008 e da allora, con alti e bassi, non ha mai smesso di operare, grazie alle due competenti e preparate mediatrici Anna Scalori del Comune e Chiara Buratti della Provincia, incaricate di seguire i percorsi previsti per gli autori di reato non ancora maggiorenni (un migliaio in tutto i casi seguiti).

Federico Manzoni, Giovanna di Rosa e Nini Ferrari - Foto New Eden
Federico Manzoni, Giovanna di Rosa e Nini Ferrari - Foto New Eden

Dal 2023, con la Riforma Cartabia, questo percorso è stato attivato anche per gli adulti e coinvolge, oltre all’autorità giudiziaria, anche Ordine degli Avvocati, Camere penali e servizi della Giustizia come Udepe e Ussm, privato sociale, ma anche enti pubblici, associazioni, istituzioni, chiunque «abbia interesse», come si legge nella norma.

I numeri

La responsabile del Centro è Silvia Bonizzoni, del Comune, cui spetta il compito di sottoscrivere gli accordi formali, gestire le risorse economiche e alcuni aspetti amministrativi. I numeri di percorsi avviati dal 2023 si riferiscono a 87 procedimenti minorili e 52 ordinari relativi a persone adulte, una quarantina dei quali trattati e gli altri ancora in corso, mentre arriva a giustizia riparativa il 50% circa. Le persone incontrate e ascoltate sono state – da quell’anno – circa duecento.

Per accedere a questi percorsi non ci sono limiti, possono chiederli autori di ogni tipo di reato e in qualsiasi momento del procedimento penale, anche durante l’esecuzione della pena; la partecipazione è attiva e volontaria; vengono presi in considerazione allo stesso modo sia gli interessi della vittima sia quelli dell’autore del reato; vengono garantite riservatezza, ragionevolezza e proporzionalità degli eventuali esiti riparativi, indipendenza dei mediatori e gratuità. Come affermato dal vicesindaco Manzoni e dalla consigliera provinciale Ferrari è importante la sinergia istituzionale che in questi anni si è venuta a creare sul tema. «Ora la vera sfida è culturale» hanno concluso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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