Come il mignolo del piede e lo spigolo del comodino, binomio che sembra scritto nel destino, i guai viaggiano a coppie. Con tempismo perfetto, quasi si fossero messe d’accordo, cinque o sei anni fa alcune crepe apparvero contemporaneamente sui muri di due edifici storici che si affacciano su piazza Roma: l’imponente Palazzo Arcioni e la più contenuta, ma antica e preziosa, Loggetta delle Grida.
La ristrutturazione di Palazzo Arcioni è partita ed è a buon punto. Invece, soprattutto a causa della burocrazia (è un bene soggetto a tutela, quindi bisogna ottenere i permessi necessari), la Loggetta delle Grida è ancora là, nell’angolo di piazza Roma, transennata e in attesa di restauro. Che finalmente è alle porte: domani la Giunta comunale darà l’ok all’ultimo progetto di consolidamento di questo gioiellino del XIV secolo, a suo tempo utilizzato dalle autorità locali per leggere ad alta voce (gridare) al pubblico editti, bandi e provvedimenti comunali.
Le problematiche
Essendo una struttura aperta, quindi esposta agli agenti atmosferici, nel corso dei secoli la Loggetta ha subito un progressivo degrado, che ha quasi cancellato le pitture murarie dedicate alle vicende belliche del Comune e alla vita del castello di Ghedi, che era il cuore difensivo del borgo: scatti di storia, che si sono persi tra le pieghe del tempo.

Negli ultimi anni la Loggetta ha manifestato anche problemi di staticità, svelati dalle crepe di cui abbiamo detto. Problemi che vanno risolti, perché se il degrado delle pitture ci ha tolto «solo» testimonianze storiche ed artistiche, il decadimento strutturale rischia di toglierci la Loggetta. «Appena approvato - anticipa l’assessore Martino Pasini - il progetto sarà immediatamente esecutivo: significa che passeremo subito a individuare l’impresa, così che i lavori possano iniziare entro l’anno. Costo complessivo: 70.000 euro».
I lavori
Due gli interventi principali: il consolidamento delle arcate per dare stabilità all’edificio e gli intonaci della parte bassa della struttura. Quest’ultimo è uno dei fattori che ha ritardato i lavori: prima di procedere s’è dovuto controllare i vari strati degli intonaci (almeno cinque o sei) per verificare che non ci fossero «coperture» pregiate. Adesso rimane aperta solo la questione del colore dell’intonaco, da concordare con la Soprintendenza.



