I lavori per stabilizzare le fondamenta dello storico Palazzo Arcioni, che seguendo l’andamento della falda vanno su e giù, si fermeranno per la seconda volta. Il primo e imprevisto stop è di qualche mese fa: dagli scavi era emerso un antico muro e c’era voluto del tempo per esaminarlo. Discorso diverso per questo secondo stop, che era annunciato. Ne parliamo con l’architetto Roberto Feroldi dell’Ufficio tecnico comunale, responsabile unico del risanamento.
Il punto
«Con gli scavi e la realizzazione del supporto alle fondamenta – spiega – stiamo terminando la prima parte dell’intervento. Ora servono tre mesi di osservazione, giusto per vedere se il lavoro fatto dà i risultati che ci aspettiamo: sui muri applicheremo fessurimetri sensibilissimi, capaci di registrare eventuali movimenti. Che, ovviamente, speriamo siano pari a zero».
Feroldi svela come gli ingegneri strutturisti siano riusciti a stabilizzare le fondamenta: «Nel sottosuolo, a una profondità di 13 metri, abbiamo conficcato 40 pali del diametro di 20 centimetri. Ogni coppia di pali sostiene una grossa putrella di ferro, che, a sbalzo, va fin sotto le fondamenta, contribuendo così a sostenerle: 40 pali, 20 putrelle».
Con questo intervento, la parte sud di Palazzo Arcioni diventerà come la città di Venezia, dove migliaia di pali conficcati nel sottosuolo sostengono case e palazzi. Cambia la quantità, ma il principio è lo stesso: nella laguna i pali sorreggono un’intera città; a Ghedi solo un edificio. Il tutto per una spesa di 420mila euro. In primavera, l’assessore Martino Pasini aveva anticipato che, già che il cantiere era aperto, i tecnici avrebbero valutato lo stato di salute delle grandi capriate che sostengono il tetto di Palazzo Arcioni. Così è stato.
«C’è da intervenire anche lì», anticipa Feroldi. Che precisa: «Le capriate non si sono deteriorate a causa dei movimenti delle fondamenta, ma per colpa del tempo: sono lì da 100 e più anni... Andranno rinforzate con placche e sostegni di ferro: operazione che riusciremo a fare dall’interno, senza scoperchiare l’edificio». Per questo secondo intervento i tempi non sono ancora maturi. Prima c’è da archiviare quello in corso, che chiuderà a inizio 2027.



