GdB+, «Autorevoli e pronti a un nuovo impegno per i prossimi 80 anni»

Presidente Pierpaolo Camadini, un anno fa accoglievamo i lettori per celebrare l’ottantesimo. Sono seguiti dodici mesi di iniziative e incontri. Quali il bilancio e il lascito di questo periodo?
La mia è una valutazione molto positiva. È stato un anno in cui abbiamo avuto occasione di incontrare in un modo speciale i nostri lettori e interlocutori e abbiamo potuto riscontrare quanta attesa e attenzione continuano a nutrire nei confronti dell'ecosistema GdB. La nostra collettività ci chiama alla responsabilità di essere un punto di riferimento che ogni giorno accompagna la vita sociale, culturale, economica e politica attraverso un'informazione il più possibile puntuale e offre stimoli di riflessione critica su quello che stiamo vivendo.
C’è quindi soddisfazione per il rinnovato dialogo che ha visto una risposta intensa del nostro pubblico alle iniziative che andiamo promuovendo. Ma non solo: a livello personale, porto via una consapevolezza di orgoglio, in termini positivi, per com'è e cosa sta facendo il giornale. Credo vivamente che sia una delle testate autonome locali più autorevoli, se non la più autorevole in Italia, anche per espressione di contenuti, oltre ad essere, pur in un contesto di criticità per l'editoria, una delle realtà che esprime i numeri migliori.
La seconda ragione di questa mia convinzione è la consapevolezza del lavoro che chi opera nell’Editoriale Bresciana sta facendo per essere protagonista del proprio futuro, e per essere sempre più al servizio della comunità. Che vuol dire proposizione di nuovi contenuti, utilizzo di nuove tecnologie e sperimentazione di nuovi approcci operativi. In questo si pone anche la novità di GdB+: un rinnovato patto, in cui sperimentiamo in forma diversa la relazione che fino ad oggi è stata rappresentata dall'andare in edicola, con l'essere vicendevolmente partecipi della vita della comunità. Non sarà l'unica novità dell’81esimo: ci affacciamo con tante proposte, che saranno significative anche per la collettività. Ci stiamo assumendo impegni per i prossimi 80 anni.
Il GdB annuncia oggi un ulteriore arricchimento della propria edizione digitale, lo fa condividendo con i lettori anche un manifesto che si rifà ai valori che lo hanno accompagnato in questi 80 anni. In un tempo in cui tutto pare improntato al pragmatismo, una scelta che può apparire quasi anacronistica ma che in realtà è riaffermare la propria ragione di essere.
Il contesto storico odierno è molto diverso da quello di 80 anni fa. Come scriveva lo stesso GdB allora, il 27 aprile 1945 si sparava ancora per le strade, oggi no, anche se purtroppo nel mondo accadono fatti drammatici che solo apparentemente possono sembrare lontani. In questo contesto la genetica del giornale non cambia. Ed è ancora vitale: è quella di uno strumento al servizio della collettività, in un contesto di dialettica democratica e orientato a concorrere alla coesione e al progresso sociale.
Questo vuol dire che è un giornale che cerca di comporre al servizio del bene comune anche le posizioni più diverse, per un ragionamento costruttivo. E questi valori sono tanto più attuali oggi: il 27 aprile 1945 si sparava per le strade, il rischio nostro oggi è che ci spariamo con le parole e con le estremizzazioni. Noi cerchiamo di lavorare perché si costruita un percorso di comune identificazione.
C’è un invito, una riflessione che vuole rivolgere alla platea dei lettori del GdB, ai quali si chiede di essere ancor più parte della comunità che si identifica con il quotidiano, nelle sue ormai molteplici declinazioni?
L’invito è alla fiducia nel guardare anche a noi come a una componente autonoma e costruttiva nel confronto sociale e quindi a sentirci come dei compagni di avventura, per una convergenza e una sintonia che possano costituire un riferimento valoriale per tutti. Quello che secondo me è il rischio della nostra società è la diaspora. Il tornare in piazza – e noi possiamo esserne una anche virtuale – per discutere di cosa serve alla nostra collettività è un atto con ricadute non sempre immediate, ma assolutamente significativo per il nostro futuro.
Aggiungo, non per maniera e nella consapevolezza che è una strada molto difficile, che noi stiamo cercando di comprendere come diventare ancor più voce e interlocutori di realtà che apparentemente non sanno come esprimersi. Penso ai giovani, che sono solo in apparenza lontani da una dieta informativa e di contro portatori di una ricchezza valoriale inespressa. E penso alla multiformità delle nostre comunità. Noi oggi stiamo vivendo un presente caratterizzato da multiculturalità e multirazzialità, a volte anche da fisiologiche resistenze. Però noi dobbiamo capire come essere quella piazza in cui queste diversità si raccontano e possono incontrarsi.
Cosa le piacerebbe che fosse ricordato del GdB di oggi tra 80 anni?
A me piacerebbe che tra 80 anni il GdB si trovasse a dover pensare ai suoi prossimi 80 anni. Vorrebbe dire che ha saputo interpretare un altro pezzo della sua storia.
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