«Io, Lavis Iouies, faccio a te, Ulei Aklalau, questo dono». Il dono di cui si parla è uno straordinario spiedo rituale in bronzo di circa un metro, ritrovato nel corso delle campagne di scavo promosse alcuni anni or sono dalla Soprintendenza archeologica e dal Mavs di Gavardo nel territorio di Sabbio Chiese in un’area contigua all’altura di Rasine - Dòs della Rocchetta, fulcro di un complesso sistema di siti di culto attivi tra l’Età del ferro e la prima età imperiale romana, cioè tra il IV secolo a.C. e il I sec. d.C.
La scoperta
«Oltre che per la sua bellezza, questo manufatto è importante perché reca un’iscrizione graffita in caratteri camuni che risulta essere una delle rarissime di epoca preromana rinvenute in Vallesabbia, e in assoluto la più lunga - spiega il direttore del Mavs Marco Baioni -. Se in un primo momento tale scritta non era stata decifrata, in seguito si è riusciti a interpretarla, sia pure come ipotesi».

Il graffito riporta due nomi propri, quelli, appunto, di Lavis Iouies e di Ulei Aklalau: il primo di radice retica, il secondo invece di origine celtica, elemento che sembra suggerire come questa porzione della provincia bresciana fosse una sorta di «zona mista», dove confluivano genti di diversa provenienza ed etnia.
Meno accreditata sembrerebbe invece un’altra ipotesi, ossia che l’offerta dello spiedo fosse stata effettuata non a una persona fisica bensì a una divinità.
La mostra
Lo spiedo, provvisto di tanto di firma e dedica, è il pezzo forte della mostra «Il bosco e il sacro. Luoghi di culto in Vallesabbia fra Età del ferro e romanizzazione» che inaugurerà al Mavs oggi con taglio del nastro fissato alle 17.
La rassegna, inserita nel calendario delle iniziative per i settant’anni del museo gavardese, offre una selezione dei materiali esposti in una mostra precedente, allestita a Sabbio nel 2018 a cura di Baioni, di Serena Solano e di Raffaella Poggiani Keller. Accanto ai reperti arrivati da Rasine e dalle sue pertinenze, si potranno ammirare quelli di altri siti di culto della zona, dal monte Magno al monte Covolo, dal colle di San Martino al Dòs de le Preghiere di Vallio Terme.
La mostra resterà aperta al pubblico fino a fine anno, negli orari di visita del Mavs.
Domani alle 15 vi sarà inoltre l’opportunità per i più piccoli di partecipare al laboratorio gratuito «Incidere il passato», ispirato proprio alla scritta dell’antico spiedo di bronzo (informazioni allo 0365.371474, info@museoarcheologicogavardo.it).



