Cronaca

Garlasco, «Sempio ha ucciso dopo rifiuto sessuale? Accusa più logica»

I giornalisti Stefano Nazzi e Gianluigi Nuzzi commentano gli sviluppi sul caso Garlasco e sulla contestazione al 39enne ritenuto l’unico omicida di Chiara Poggi
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Andrea Sempio e Chiara Poggi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Andrea Sempio e Chiara Poggi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La Procura di Pavia ha convocato per la prossima settimana per un interrogatorio Andrea Sempio, il 38enne che ritiene responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nell’agosto del 2007 e per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva.

A far rumore in queste ore è la contestazione degli inquirenti nei confronti di Sempio: «Cagionava la morte di Chiara Poggi. In particolare, dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso l a porta di accesso alla cantina e, dopo che la p.o. provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi. A seguito di ciò, spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono i n cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava i l decesso. Con l'aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell'efferatezza dell'azione omicidiaria per il numero e l'entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto. Con l'aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

La contestazione della Procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio
La contestazione della Procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio

Abbiamo raccolto i pareri di Gianluca Nuzzi, conduttore di Quarto Grado e Stefano Nazzi, autore e voce del podcast Indagini.

Cosa pensa del capo di imputazione contestato ad Andrea Sempio?

Nuzzi: «Una delle poche cose corrette che sono filtrate dalla procura di Pavia che ha sempre indicato una persona sola sulla scena del crimine, come lo ha ripetuto il Ris di Cagliari. Purtroppo oggi sono tutti criminologi dopo che ieri erano tutti allenatori di calcio e prima ancora tutti chef, una moda. Questi criminologi virtuali davano una serie infinita di soggetti presenti, dalle sorelle Cappa, il fratello della vittima, la mamma delle sorelle che aspettava fuori, come se fosse un pulmino di assassini. Ebbene tutto questo è stato smontato. Poi vedremo se quell’unica persona è Sempio e se a lui verrà dato il massimo della pena e verrà risarcito il povero Alberto Stasi»

Nazzi: «Penso che alla fine fosse il più logico, semplice e banale che si potesse immaginare dopo tante costruzioni fantasiose. Evidentemente gli inquirenti sono sempre stati convinti che il nodo della questione fosse quello. Ovvero, c'è un'attrazione e un tentativo di approccio sessuale respinto. Bisogna vedere poi che cosa hanno in mano realmente, anche perché Sempio dice che non frequentava Chiara Poggi».

Stefano Nazzi, autore del podcast Indagini
Stefano Nazzi, autore del podcast Indagini

Lo stesso atto dice molto anche su Alberto Stasi, di fatto escluso dalla ricostruzione della procura di Pavia. Ritiene credibile una sua uscita di scena?

Nuzzi: «Io per fortuna faccio il cronista e non il giudice. Bisogna vedere cosa ha raccolto la procura di Pavia, bisognerebbe conoscere gli atti. Già il fatto che indichino un movente sessuale vuol dire che c’è una parte di carte che noi non conosciamo».

Nazzi: «È credibile e terribile se fosse realmente così, ma in fondo abbiamo sempre saputo che la condanna di Stasi si reggeva su elementi molto labili e molto farraginosi. Tant'è vero che c'erano state due assoluzioni in primo grado e nell'appello successivo, quindi è credibile. Però fino a quando non c'è la richiesta di rinvio a giudizio per cui non sono depositati gli atti e non capiamo quali sono gli elementi concreti in mano agli inquirenti, possiamo basarci solo su supposizioni».

Gianluigi Nuzzi, autore e conduttore di Quarto Grado
Gianluigi Nuzzi, autore e conduttore di Quarto Grado

Alla fine come ne esce la giustizia da questa vicenda?

Nuzzi: «Vedo una giustizia sana quando si guarda allo specchio e rivaluta certe sentenze, perché se Sempio è colpevole bisogna dire che è stata la procura di Pavia a riaprire il procedimento, quindi con un senso di autocritica. Ma vedo anche un quadro devastante sotto il profilo della sciatteria giudiziaria che talvolta emerge perché sicuramente questa è una indagine segnata dagli errori».   

Nazzi: «Ne esce male per ciò che riguarda quanto accadde all'epoca, perché poi il processo si è basato su indagini piene di errori dall'inizio. Però emerge una giustizia che riesce in qualche modo a rivedere, a ritornare sui suoi passi. Certo, è tardivo e se fosse veramente così, se Alberto Stasi uscisse di scena, sarebbe veramente molto, molto tardivo, però è una giustizia anche capace di mettere in discussione se stessa, se vogliamo vederla da questo lato. Non è molto consolante, però è così».

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