Con Garda Uno 1.700 studenti a scuola di sostenibilità

Alice Scalfi
I ragazzi provenienti da 11 Comuni hanno partecipato ai laboratori: i prossimi temi saranno l’intelligenza artificiale e il fast fashion
Uno dei laboratori di Garda Uno - © www.giornaledibrescia.it
Uno dei laboratori di Garda Uno - © www.giornaledibrescia.it
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Un secchio di bucce di mela trasformato in terriccio, l’acqua del lago analizzata in provetta, una lettera al sindaco per segnalare rifiuti abbandonati. Sono alcuni dei gesti con cui 1.700 studenti hanno imparato la sostenibilità grazie ai laboratori di Garda Uno.

Tra settembre e maggio il progetto ha raggiunto 19 scuole in 11 Comuni, dalle materne alle superiori, con un totale di 86 classi coinvolte: «I bambini vogliono capire – spiega Massimo Pedercini, responsabile Igiene urbana – e quando li si fa lavorare con le mani, imparano davvero».

Meno plastica

Così nelle scuole dell’infanzia di Soiano, Desenzano, Manerba e Lonato i piccoli hanno giocato a riconoscere plastica e carta, frullato vecchi giornali per ottenere nuova carta e osservato bucce e scarti trasformarsi in compost. A Manerba hanno persino creato un orto didattico. Nelle primarie la sostenibilità è diventata comunità: a Gardone tutti gli alunni del plesso «Lozzia» hanno partecipato a «Puliamo il mondo», mentre a Pontevico e Offlaga i laboratori sui rifiuti hanno visto la collaborazione dei ragazzi del centro diurno «Il Gabbiano». A Puegnago e Offlaga, dopo la lezione, i bambini hanno scritto al Comune segnalando micro-discariche. Alle medie, a San Felice si è parlato di mobilità sostenibile, a Prevalle il Consiglio comunale dei ragazzi ha ideato un piano per ridurre i rifiuti.

Più borracce

Con gli studenti più grandi, l’impegno si è fatto più che concreto: al «de’ Medici» di Desenzano e Gardone sono comparsi nuovi contenitori per la differenziata, al liceo Fermi di Salò si è parlato di acqua e borracce, al «Bagatta» gli studenti hanno campionato l’acqua del lago scoprendo le microplastiche. Al Cerebotani di Lonato le prime hanno collegato la qualità del cibo alla sostenibilità, presentando i risultati con mostre e presentazioni.

Il bilancio parla da sé: consapevolezza diffusa. Perché alla fine, «sono i ragazzi stessi - conclude Pedercini - a insegnare qualcosa ai genitori». In molte famiglie, infatti, dopo i laboratori, sono stati proprio i figli a convincere mamma e papà a differenziare meglio i rifiuti o a rinunciare alle bottigliette di plastica.

Il percorso continua: dal prossimo anno i laboratori affronteranno anche temi attuali come l’intelligenza artificiale e il fast fashion. Perché la sostenibilità è un impegno vero, e gli studenti lo hanno preso molto sul serio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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