Quasi 2,2 milioni di euro deliberati in erogazioni di beneficenza nel 2025. Così riporta il report sulle attività della Congrega della Carità Apostolica, che verrà presentato martedì 9 giugno all’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano. Il presidente del Sodalizio, dal 2022, è Franco Bossoni, notaio: sopo un primo triennio di presidenza, nel 2025 è stato riconfermato fino al bilancio 2027.
Presidente Franco Bossoni, la Congrega opera a Brescia dal 1535. Come si riesce a mantenere intatta una vocazione secolare affrontando, al tempo stesso, le riforme burocratiche moderne come il recente ingresso nel Runts come ente filantropico?
La nostra forza sta nella capacità di far dialogare la tradizione con la modernità. L’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo Settore (Runts) rappresenta un passaggio formale importante, ma non ha intaccato la nostra natura laica, indipendente e di ispirazione cristiana. La struttura originaria, governata dall’assemblea dei Confratelli che operano in modo totalmente gratuito, è nata nel Cinquecento proprio per dare risposte efficaci alle povertà urbane. Oggi cambiano le leggi, ma il nostro metodo basato sull’ascolto e sulla gestione oculata del patrimonio rimane identico.
A proposito di trasparenza, la Congrega ha iniziato a pubblicare il proprio Bilancio Sociale ben prima che diventasse un obbligo di legge per il Terzo Settore. Perché questa scelta anticipata?
Abbiamo iniziato a pubblicare il volume «Bilanci, idee e fatti» nel 2009, anticipando di anni i requisiti del Codice del Terzo Settore. Lo abbiamo fatto perché gestiamo risorse che derivano dalla generosità e dai lasciti dei bresciani. Il patto di fiducia che ci lega alla città da cinque secoli esige una rendicontazione impeccabile. Chi dona alla Congrega deve sapere esattamente dove va a finire ogni singolo euro.
Guardando ai dati dei vostri bilanci, balza all’occhio l’enorme mole di investimenti per il contrasto alle povertà. Quali sono i bisogni più urgenti che intercettate nei vostri uffici di via Mazzini?
Ogni anno i nostri uffici effettuano migliaia di colloqui con persone in difficoltà. Oggi la povertà a Brescia non è solo marginalità estrema, ma colpisce il cosiddetto ceto medio impoverito. Parliamo di famiglie monoreddito, lavoratori precari e nuclei con molti minori che non riescono a fare fronte alle spese quotidiane: bollette, spese mediche, materiale scolastico. Oltre il 50% dei beneficiari dei nostri aiuti diretti sono minori, ed è su di loro che dobbiamo investire per evitare che la povertà diventi ereditaria.
L’emergenza abitativa è un altro fronte caldo. Come risponde la Congrega attraverso l’housing sociale?
La casa è il punto di partenza per la dignità di chiunque. Attraverso il nostro sistema di fondazioni gestiamo un patrimonio immobiliare finalizzato all’housing sociale. Non ci limitiamo a offrire un tetto a canone ridotto, ma attiviamo percorsi di accompagnamento sociale. L’obiettivo non è l’assistenzialismo a vita, ma l’autonomia della famiglia, aiutandola a superare il momento di crisi lavorativa o personale. In questo periodo, però le richieste di locazione sono molte e non ci è possibile fare di più.
Sotto l’insegna storica del Pellicano si raccoglie oggi un sistema complesso composto da tredici realtà, tra enti filantropici e operativi. Come si coordina una macchina così articolata?
È un lavoro di squadra straordinario. Sotto la «capogruppo» operano diverse fondazioni nate da storici lasciti e donazioni recenti. Ognuna ha una sua specificità: chi si occupa di minori, chi di anziani, chi di disabilità. Il consiglio d’amministrazione coordina queste varie istanze per ottimizzare le risorse ed evitare duplicazioni, collaborando strettamente con le realtà del Terzo Settore attive sul territorio bresciano.
Presidente Bossoni, qual è oggi la missione più profonda della vostra storica istituzione?
La funzione fondamentale della Congrega è racchiusa in due parole: bonum facere. Fare il bene e fare beneficenza, rispettando rigorosamente le intenzioni che ci sono state affidate dai donatori. Ma davanti a un fine così alto, non basta l’impulso emotivo: bisogna anzitutto «avere idea» di quel che si sta facendo e si deve fare.
Cosa significa, nella pratica, «avere idea» della carità?
È una formula immediata che racchiude una verità evidente. Per un’istituzione come la nostra è indispensabile avere una conoscenza precisa e scientifica delle situazioni che affronta. Al tempo stesso, dobbiamo sviluppare la capacità di progettare azioni che siano perennemente aggiornate rispetto ai bisogni che cambiano.
Qual è lo stile che vi guida nel vostro impegno?
La carità organizzata non è fredda burocrazia. Il nostro stile si fonda sull’ascolto e sull’incontro di tante e diverse persone. Solo così possiamo valorizzare e risvegliare tutte le energie possibili sul nostro territorio.
Lei è stato confermato alla presidenza per un secondo mandato. Quali sono i traguardi principali che si è prefissato per i prossimi anni?
La sfida principale è l’adeguamento costante dei servizi alle mutazioni del bisogno sociale. E soprattutto a fare in modo che la Congrega sia sempre più strumento a disposizione di chi vuol fare del bene. Le priorità sono molte, tra le più recenti, di sicuro metto la salute mentale e la questione del «Dopo di noi», ma anche gli anziani a cui daremo un contributo con il progetto su Rodengo Saiano. Finché a Brescia ci sarà qualcuno che fa fatica, la Congrega avrà il dovere di esserci.




