Frana di Pisogne, andata a buon fine l’esplosione della parete rocciosa
Prima i tre squilli di tromba, ad annunciare l’imminente innesco. Poi il boato, un tuono che ha scosso la montagna sopra Pisogne. A due mesi dalla frana che si è staccata nella zona della frazione di Sonvico, le operazioni di messa in sicurezza del fronte roccioso sono entrate nel vivo. Nel pomeriggio sono state fatte detonare le gelatine di nitroglicerina, ultima fase delle operazioni di disgaggio per rimuovere le rocce instabili che minacciano la strada che sale verso Fraine e Palot.
Come previsto dal piano del geologo Luca Albertelli e dell'esplosivista Danilo Coppe, l’esplosivo ha lavorato in sequenza: prima il taglio netto per far saltare il blocco di roccia più instabile, poi la frammentazione interna per evitare che i massi, precipitando, travolgessero le barriere a valle.
Perimetro di sicurezza
Polizia Locale, Protezione Civile, Regione Lombardia, Sma e Comune di Pisogne, Areu, Vigili del fuoco e volontari hanno presidiato l’area intorno alla zona del brillamento: il pericolo di crolli residui, in questi casi, era infatti alto.
Nonostante il distacco sia andato a buon fine, il lavoro dei tecnici ricomincia ora da zero. «Si sa cosa si toglie, ma bisogna capire cosa rimane», ha spiegato il geologo Albertelli. Ed è proprio questo il compito delle prossime ore: i droni della squadra operativa hanno iniziato a sorvolare la nuova cicatrice della montagna per mappare il fronte residuo. Bisogna verificare se l'esplosione ha rivelato nuove fratture o se, al contrario, la parete è ora finalmente «pulita» e solida.
La strada resta per ora chiusa. Solo dopo il sopralluogo dei rocciatori, che dovranno calarsi nuovamente in fune per i primi interventi di «disgaggio di rifinitura», ovvero la rimozione manuale dei piccoli sassi smossi dall'urto, si potrà decidere quando riaprire la viabilità.
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