La storia parte da un decreto di pensionamento che informa Franco Manni, docente di storia e filosofia al liceo scientifico Leonardo in città, di avere concluso il suo viaggio lavorativo. Una notizia che farebbe (e farà soprattutto nei prossimi decenni) gola a molti. Ma non al professore che, ricevuto il documento, ha fatto ricorso al giudice del lavoro opponendosi all’obbligo della pensione deciso da una legge datata 1957.
A seguirlo, nella sua personale battaglia, molti dei suoi ex studenti che in primis lo hanno sostenuto inviando con una lettera al direttore del Giornale di Brescia Giorgio Bardaglio e poi con un flash mob, organizzato questa mattina fuori dal liceo cittadino.
Il flash mob e le parole
«Credo che questa sia gratitudine verso chi ha insegnato loro sia le virtù intellettuali sia quelle morali – dice il prof. Manni –. Io spero, comunque andrà la mia storia, che questa possa diventare una scintilla per innescare un fuoco: non si può essere obbligati ad andare in pensione da una legge vetusta e anacronistica».
A sostenere il professore, come detto, molti suoi alunni e alunne che gli riconoscono non solo la competenza professionale, ma anche quella umana: ieri una loro rappresentanza ha riprodotto la famosissima scena del film “L’attimo fuggente” salendo su delle seggiole e urlando «Capitano, mio capitano».

«Ho avuto il prof. Menni per un anno – racconta Andrea Galignani, ora agente della Polizia Locale –. Io ero un pessimo studente, lui un ottimo professore. Questa battaglia non è solo per lui, ma per il bene comune: perché sprecare il sapere e la voglia di un uomo di essere ancora utile ai giovani?».
L’udienza del reclamo si terrà mercoledì 19 agosto al Tribunale del lavoro: «Se io non voglio andare in pensione, perché devo essere obbligato? – conclude Manni –. Quella legge è discriminatoria: la longevità è aumentata tanto, la natalità è diminuita. Ho voglia di avere ancora a che fare con i ragazzi per trasmettere la mia saggezza».


