Cronaca

Finte cure al bimbo malato di tumore: condannata la «sciamana»

Quattro anni e mezzo a Sara Duè, condannati anche il fidanzato e l’amica. La coppia bresciana si era affidata allo Scio interrompendo per mesi la chemioterapia
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Il tribunale di Brescia dove nei giorni scorsi è stata pronunciata la sentenza
Il tribunale di Brescia dove nei giorni scorsi è stata pronunciata la sentenza

Quattro anni e sei mesi alla sciamana Sara Duè. Un anno e mezzo al suo fidanzato, Yuri Tassinari. Un anno a Flavia Piccioni l’amica che, stando alla ricostruzione dell’accusa, procacciava i clienti e teneva i rapporti con Città del Messico dove - questa l’ipotesi - operava la macchina che avrebbe dovuto guarire il guaribile, ma anche un pizzico di più.

La vicenda

Si è chiuso con questi verdetti il processo di primo grado a carico dei tre imputati di casa tra l’Emilia e la Romagna accusati a vario titolo di truffa, esercizio abusivo della professione medica ed estorsione ai danni, tra gli altri, di una coppia di giovani genitori di casa sul lago di Iseo che si rivolsero a loro nella speranza di trovare un rimedio alla gravissima malattia che aveva aggredito il loro bambino di solo un anno, e che purtroppo non gli darà scampo.

Il caso, sul quale ad inizio del mese si è pronunciato il collegio presieduto da Mauroernesto Macca, risale al 2023 ed aveva avuto una notevole eco mediatica. Della coppia bresciana, della sciamana e dei suoi sodali, si era infatti occupata anche Striscia la notizia offrendo al pubblico del primetime un crudele spaccato di disperazione e spregiudicatezza. La disperazione di giovani genitori disposti a scendere a patti con l’inverosimile pur di salvare il loro bambino, e la spregiudicatezza di un trio - questa se non altro l’accusa - che ha stretto un accordo con il diavolo per lucrare sulla loro fragilità e sulla fragilità di altri nelle loro condizioni.

La promessa

Alla ricerca di un rimedio per un male che i pediatri del Civile stanno cercando di curare con la chemioterapia, i due genitori del piccolo paziente dal lago d’Iseo, dove vivono, si muovono su internet alla ricerca di ulteriori rimedi. Incappano in quello proposto da Sara Dué e dai due soci.

Trovano lo Scio (acronimo di Scientific Consciousness Interface Operations System): un dispositivo che viene promosso come strumento di analisi bioenergetica e supporto al benessere con il ricorso a concetti di fisica, a partire dall’entanglement quantistico (letteralmente «aggrovigliamento»), fenomeno per il quale due o più particelle rimangono connesse in modo indissolubile, comportandosi come un unico sistema indipendentemente dalla distanza che le separa.

Nonostante la comunità scientifica non gli attribuisca nessuna capacità né diagnostica, né terapeutica, e nonostante il trattamento debba avvenire da remoto in collegamento con Città del Messico è al ritrovato offerto come risolutivo, i due gli affidano tutte le loro speranze. Il piccolo per mesi non viene più portato in ospedale per la chemio. Viene sottoposto a tre quattro sedute di Scio, ma i mille e più euro spesi non sortiscono gli effetti sperati. Le condizioni del bambino peggiorano, i genitori decidono di tornare alla medicina tradizionale e di denunciare la sciamana in tv. Dopo il servizio di Striscia la notizia Sara Duè, ricostruiranno gli inquirenti, si farà viva e minacciosa. Se non si rimangeranno la denuncia, questa la minaccia, farà loro causa per alcune migliaia di euro.

Il piccolo muore. A fronte del tentativo di estorsione la palla passa alla Procura che, nella persona del sostituto procuratore Benedetta Callea, si mette al lavoro, individua i tre e ottiene un’ordinanza di custodia cautelare. Il 12 settembre del 2024 scattano i domiciliari. A marzo dell’anno dopo parte il processo che si è concluso nei giorni scorsi con la sentenza. L’avvocato Nicola Fiorin, difensore della Dué, annuncia già da ora l’appello. «Leggeremo le motivazione - ci ha detto - e poi presenteremo ricorso».

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