Finchimica, lente sull’area inquinata: piccolo scavo, grandi polemiche

Alessandra Portesani
Il sindaco di Manerbio: «Aspettiamo il piano di bonifica». I comitati alzano la voce: «È un inganno»
Il sito a Manerbio di Finchimica - © www.giornaledibrescia.it
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Finisce sotto osservazione da parte di cittadini e associazioni ambientaliste il risanamento ambientale in corso all’interno dello stabilimento Finchimica. L’intervento riguarda una porzione limitata di terreno, pari a circa 1.400 metri quadrati, rispetto a un’area complessiva contaminata stimata in oltre 50mila metri quadrati.

Due fronti

La bonifica, avviata sulla particella catastale 295, è attuata secondo la procedura semplificata prevista dall’articolo 242 bis del decreto legislativo 152/2006. «Si tratta di uno strumento che consente di intervenire in modo più rapido - precisa il sindaco di Manerbio, Paolo Vittorielli -: questo sulla base di un progetto presentato dal soggetto interessato, i cui esiti vengono poi verificati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente» (Arpa).

L’area coinvolta - che i gruppi ambientalisti definiscono «un fazzoletto di terra» - rappresenta, secondo i loro calcoli, solo il 2,5% della superficie totale dell’impianto. Finora sono stati rimossi circa 1.700 metri cubi di terreno, oltre a cemento e asfalto per ulteriori 500 metri cubi.

Non esiste, al momento, una calendarizzazione dei prossimi interventi. «Il piano di bonifica con la programmazione sarà presentato successivamente - chiarisce il primo cittadino -. Continua comunque ad essere attiva la barriera idraulica, la cui efficacia è confermata dalle analisi. La Provincia ha recentemente prorogato i termini per la presentazione del progetto di revamping dell’impianto AM29, in attesa degli esiti del risanamento in corso».

Da una parte l’amministrazione comunale assicura che seguirà l’iter «con attenzione e responsabilità», ribadendo la fiducia negli enti di controllo e l’impegno a tenere informata la popolazione. Dall’altra, gli ambientalisti manifestano perplessità, parlando di «un grande inganno»: secondo le associazioni, l’intervento risulterebbe troppo limitato, privo di un piano chiaro per il futuro e non accompagnato da una revisione delle autorizzazioni ambientali.

L’opposizione

Particolare preoccupazione viene espressa riguardo alla possibile riattivazione dell’impianto AM29 «senza una nuova valutazione di impatto ambientale, ritenuta necessaria alla luce della contaminazione accertata».

«Abbiamo richiesto da giorni la convocazione di una seduta della Commissione ecologia - è la sollecitazione della consigliera Serena Cominelli, del gruppo di minoranza Patto Civico -. Abbiamo suggerito e ottenuto la presenza di un consulente ambientale presso l’ufficio tecnico comunale. Confidiamo nella sua partecipazione e nell’avvio di un’attività divulgativa, promessa ma finora non realizzata».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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