Cronaca

Le donne nella Festa della Repubblica: «Facciamo sentire la nostra voce»

Sotto il portico di Palazzo Loggia l’appuntamento per celebrare 80 anni di partecipazione femminile
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Le donne sul palco per celebrare la partecipazione femminile nelle istituzioni - Foto Christian Penocchio
Le donne sul palco per celebrare la partecipazione femminile nelle istituzioni - Foto Christian Penocchio

Sotto il portico della Loggia ci sono le ventuno madri Costituenti. Sul palco ci sono sei donne che si impegnano per custodire e coltivare i frutti dei semi piantati ottant’anni fa. Sono immagini e parole che lasciano il segno. Che mettono a dura prova l’indifferenza. «Chissà quante cose importanti mancherebbero nella Costituzione se non ci fossero state quelle ventuno donne», esordisce l’assessora alle Pari opportunità di Brescia Anna Frattini. Una sottolineatura che serve a ribadire un concetto tanto importante quanto (troppo spesso) ignorato: le donne esistono e sono una parte fondamentale della storia. Ma allo stesso tempo è un invito: le cose possono e devono migliorare.

Donne sindaco

Nel 1946, infatti, le donne sindache erano solo dodici. Tra queste c’era Alda Arisi, prima cittadina di Borgosatollo che «venne votata da un Consiglio comunale composto da soli uomini», ricorda l’attuale sindaca del paese dell’hinterland Elisa Chiaf. E poco importa se un tuono prova a interrompere il suo discorso («d’altronde il tempo è maschio», scherza): il messaggio arriva forte e chiaro. «Alda Arisi era una donna ricca di coraggio e autorevolezza – prosegue –. È stata anche fonte d’ispirazione. Vivo il mio ruolo in maniera paritaria. Ci metto normalità e vorrei iniziare a leggere commenti sul modo di fare politica delle donne, non sul loro abbigliamento o sul loro taglio di capelli».

Il 1946 per le donne è stato un punto di svolta, ma il loro valore all’interno della società era evidente già da molti anni. «Sono state nelle città bombardate, nelle fabbriche e nelle campagne per sostituire gli uomini al fronte - precisa Giuditta Serra, della commissione Pari opportunità –. E poi hanno partecipato in maniera attiva alla Resistenza. Nel ’46 non poteva più essere proposta la narrazione che voleva le donne come un corpo estraneo alla vita pubblica».

Ma quel diritto conquistato e quelli ottenuti con il passare degli anni «non sono scolpiti nella pietra», spiega Martina Avanza, anche lei nella commissione Pari opportunità. «Anche se le leader dei primi due partiti d’Italia sono donne, non siamo comunque rappresentate nelle istituzioni – continua –. È vero che c’è disamore per la politica e ce n’è molto di più tra le donne, che mettono molti voti in meno nelle urne rispetto agli uomini». Ma Avanza fa anche un passo oltre, precisando che le «nuove democrazie autoritarie» attraggono poco le donne e molto di più gli uomini: per questo «il voto femminile è così importante».

Generazioni

Prima di guardare il documentario «Senza rossetto», il portico di Palazzo Loggia è però anche il luogo ideale per fare i conti con il presente. Perché se da una parte c’è Laura Forcella Iacone (fresca Cavaliera della Repubblica italiana) che ricorda la madre «orgogliosamente partigiana» e «l’importanza di continuare a far sentire la propria voce», dall’altra ci sono le nuove elettrici o chi vorrebbe essere tale.

Marta Adamati, studentessa del Copernico, ammette che le piacerebbe vedere «giovani donne impegnarsi per portare avanti le lotte di chi ha combattuto anni fa». Alexandra Moraru, studentessa moldava del Mantegna, invece non ha ancora la cittadinanza italiana e confessa di voler partecipare e prendere decisioni per il Paese in cui vive: «Il mio presente e il futuro sono qui».

Storie diverse. E donne diverse. Ma tutte convinte che la società debba cambiare.

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