Ex Ospedalino ed ex Sant’Orsola, 10 anni di progetti in sala d’attesa

Lo studentato all’Umberto I è «congelato», Italmark valuta il Fatebenefratelli per i suoi uffici. L’assessora Tiboni: «Le condizioni ci sono, ma gli operatori al momento non hanno avviato le pratiche»
Da sinistra, l'ex Ospedalino e l'ex Sant'Orsola
Da sinistra, l'ex Ospedalino e l'ex Sant'Orsola
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Ci sono due edifici che si scrutano a distanza di poche centinaia di metri, condividono l’indirizzo (via Vittorio Emanuele II) e per decenni sono stati luoghi di cura. Oggi, entrambi, sono partite immobiliari aperte. L’ex Ospedalino dei bambini Umberto I e l’ex ospedale Sant’Orsola sonnecchiano ormai da tempi epici e ciclicamente diventano protagonisti di avventure che sembrano dettare il loro futuro da un momento all’altro. Ma soprattutto sono due snodi in cui si decide che cosa dovrà diventare questo spicchio di città: dormitorio di pregio, polo direzionale, studentato, residenze dedicate agli anziani. O qualcosa che ancora non si vede.

Dieci anni di carta

L’Umberto I saluta il suo ultimo paziente nel 1998, quando la Pediatria trasloca al Civile. Era nato all’inizio del Novecento per i bambini poveri della città, oggi è un edificio tutelato: oltre seimila metri quadrati in posizione centrale che, da anni, prestano la facciata ai cartelloni degli appuntamenti cittadini. Una sorta di quinta urbana, con le finestre «spente». Nel 2015 la Loggia concede il cambio di destinazione d’uso per trasformarlo in studentato. Un progetto definito, pronto sulla carta. Dove però è rimasto da allora, incastrato in uno stallo.

«Un po’ dispiace – ammette l’assessora all’Urbanistica Michela Tiboni –. Avevamo autorizzato subito lo studentato, sarebbe auspicabile che cogliessero l’occasione per realizzarlo, specie ora che ci sono finanziamenti che favoriscono queste soluzioni, anche perché si trova davvero in una posizione strategica per la città». Il messaggio è chiaro: dal punto di vista urbanistico non ci sono ostacoli. «Con un semplice permesso di costruire potrebbero iniziare subito i lavori, perché le condizioni ci sono».

Nel frattempo, in questi dieci anni, accanto all’ipotesi del college, si era fatta largo anche l’idea di un mix tra studi professionali e residenze di fascia alta, con servizi accessori che parlano a un mercato diverso. Anche in questo caso, tutto è rimasto sospeso nell’aria e nessuna pratica per variare la destinazione d’uso è stata depositata negli uffici comunali. Il punto, più che tecnico, è di scelta strategica: alloggi accessibili o appartamenti di pregio? Il centro storico come spazio di servizio o come prodotto immobiliare?

L’ex Fatebenefratelli

L'ipotesi progettuale iniziale per il recupero del Sant'Orsola
L'ipotesi progettuale iniziale per il recupero del Sant'Orsola

Poco più avanti, l’ex Sant’Orsola è chiuso da oltre un decennio. Di proprietà della Provincia Lombardo-veneta dell’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli, il palazzone è stato al centro di un percorso urbanistico lungo e articolato, avviato nel 2019 e approdato alla variante nel 2023. L’idea che aveva preso forma era quella del senior living, con la possibile gestione del gruppo francese Domitys: appartamenti per anziani autosufficienti, spazi comuni, servizi dedicati. Una risposta coerente con l’invecchiamento demografico della città. Oggi lo scenario si modifica di nuovo.

«Negli ultimi mesi dello scorso anno abbiamo ricevuto la richiesta di parere preventivo di revisione, che abbiamo concesso – spiega Tiboni –. L’ipotesi era di mantenere lì il residenziale libero e di convertire una parte dell’immobile, quella inizialmente dedicata a senior living, al terziario, perché c’era l’interesse del gruppo Italmark a realizzare lì i propri uffici». Non un supermercato, quindi, ma un quartier generale: uffici al posto di parte delle residenze per anziani. La Loggia ha rilasciato un parere preliminare di conformità urbanistica, ma la proposta formale, ad oggi, non è ancora stata depositata. Servono infatti ancora la revisione della bozza di convenzione allegata al Piano attuativo, iter congelato. Anche qui, il quadro normativo è pronto. L’ultima parola, però, spetta a proprietà e operatore.

Equilibri futuri

Anche nel loro destino, i due ex poli della cura vicini di casa, continuano insomma ad assomigliarsi. Eppure la pianificazione è stata costruita, i pareri concessi, le condizioni urbanistiche definite. Brescia è una città che invecchia e che, allo stesso tempo, attrae studenti, lavoratori, investimenti. Ogni scelta su questi grandi contenitori incide sugli equilibri futuri: sull’accessibilità abitativa, sulla presenza di servizi, sulla composizione sociale del cuore urbano.

L’ospedalino e il Sant’Orsola sono due casi emblematici perché mostrano un dato: la cornice pubblica può essere pronta, ma senza una convergenza forte tra interesse economico e indirizzo politico le operazioni restano sospese o cambiano direzione in corsa. Nel frattempo, gli edifici aspettano. E la città cambia comunque.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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