Cronaca

L’eredità asburgica sulle sponde del lago di Garda

Tra i simboli del dominio austriaco figura anche la fortezza di Peschiera, dal 2017 patrimonio Unesco
I cippi di pietra fatti posare da Maria Teresa d’Austria nel 1753
I cippi di pietra fatti posare da Maria Teresa d’Austria nel 1753

Alla ricerca dell’eredità asburgica. È una delle possibili chiavi di lettura del territorio benacense, un'occasione per scoprirne la storia, ancora oggi raccontata da pietre, monumenti ed edifici. Dopo la caduta della Serenissima (1797), che per quattro secoli aveva dominato sul lago, il Garda fu coinvolto nelle guerre napoleoniche, conteso tra francesi e austriaci. Alla sconfitta di Napoleone, nel 1815, il Congresso di Vienna assegnò il territorio benacense al Regno Lombardo-Veneto, appartenente all'Impero austriaco. Solo al termine delle tre guerre d'indipendenza (1848-49, 1859 e 1866) gran parte del lago entrò a far parte del Regno d'Italia. Sono numerose le testimonianze di quel periodo storico.

Nell’entroterra dell’Alto Garda si trovano ancora i cippi in pietra che Maria Teresa d’Austria fece collocare nel 1753 per segnare il confine tra i domini asburgici e la Repubblica di Venezia. Lungo quello stesso confine sorgeva anche la dogana di Lignago, poi sommersa, nel 1964, dal bacino artificiale di Valvestino, ma negli ultimi anni visibile sempre più di frequente a causa del basso livello dell'acqua.

Tra i simboli del dominio austriaco figura anche la fortezza di Peschiera, dal 2017 patrimonio Unesco. Le fortificazioni furono realizzate dalla Repubblica di Venezia, ma gli Asburgo le ampliarono e trasformarono in una vera piazzaforte, uno dei più importanti sistemi difensivi del Nord Italia. Tra le testimonianze più curiose ci sono infine le trenta palle di cannone incastonate nei muri delle case affacciate sul porto di Gargnano. Ancora oggi attirano l'attenzione di passanti e turisti, increduli davanti alla loro storia.

Nel 1866, durante la Terza guerra d'indipendenza, i garibaldini erano acquartierati a Gargnano, in attesa di raggiungere Bezzecca per affrontare gli austriaci. Questi ultimi, che controllavano ancora il Veneto, si portarono con le proprie navi davanti al porto di Gargnano e bombardarono il paese sia la sera del 19 luglio sia la mattina del 20 luglio. Al termine del conflitto furono recuperate una trentina di palle di cannone in ferro, del peso di 25 kg ciascuna, che vennero murate nelle facciate delle abitazioni e del municipio come memoria di quei giorni drammatici e decisivi per la storia del territorio.

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