Parte da Monticelli Brusati la raccolta fondi per dare la speranza di una vita migliore per più tempo a Emanuele Marchina, 55enne con un tumore al pancreas in stato avanzato e a tanti altri malati come lui che, grazie ad un nuovo farmaco, approvato negli Stati Uniti e importabile anche in Europa seppure non ancora approvato dall’Aifa.
I familiari e gli amici dell’uomo, che da sette anni si confronta con un adenocarcinoma duttale del pancreas, hanno lanciato nelle scorse ore una raccolta fondi sulla piattaforma GoFounMe e contemporaneamente lanciato un appello perché «lo facciamo per lui ma anche per aprire la strada ai molti che si trovano nella stessa situazione, questa purtroppo non è una malattia rara», come spiega il nipote Andrea.
Chi è Emanuele e in che condizione si è trovato?
Mio zio è un uomo di 55 anni che da diversi anni lavora al Civile, attualmente è responsabile del guardaroba ospedaliero. Ha un figlio di 17 anni studente delle superiori. Nel 2019 ha avuto la diagnosi di tumore al pancreas ed è stato operato ma due anni dopo gli esami hanno mostrato che c’erano delle metastasi. Si è sottoposto a diversi cicli di terapie prima a Verona e poi alla Poliambulanza fino a quando, tra fine settembre e inizio ottobre, sono comparsi sintomi neurologici acuti e abbiamo capito che la malattia aveva avuto una accelerata.
Quale è la situazione ora?
In tutti questi anni ha affrontato ogni terapia cui è stato sottoposto con una forza che ha lasciato tutti senza parole. Oggi però il tumore ha smesso di rispondere alle cure e si sta espandendo in altri organi. In Italia non esistono altre terapie con cui si possano proseguire le cure e anche per questo è stato dimesso, è a casa con noi a Monticelli e grazie alla Fondazione Don Ambrogio Cacciamatta Onlus è attivato un piano di cure palliative.
Quali prospettive vi hanno offerto?
Avevo letto di questo farmaco in rete e mi sono confrontato con i medici della Poliambulanza: mi hanno spiegato che è stato approvato negli Stati Uniti a fine agosto e in Europa se ne stata parlando. Si chiama Daraxonrasib e, stando ai test pubblicati, permette una qualità della vita molto più alta per il doppio del tempo rispetto a tutti gli altri farmaci per trattare pazienti con tumore al pancreas in stato avanzato che siano in uso attualmente in Italia. Si tratta di un farmaco che non è passato dal servizio sanitario nazionale ma che, pagando, è possibile ordinare all’estero o far arrivare attraverso l’ospedale.
Di che cifre stiamo parlando? Quanto vi serve e quanto tempo avete?
Nella raccolta (che si chiama Aiutiamo Emanuele a curarsi in Italia, ndr) abbiamo fissato l’obiettivo di 40mila euro che è il costo del farmaco per il primo mese. La terapia è orale e saremo seguito da un oncologo in questa terapia. Questo in attesa che il farmaco venga reso gratuito anche qui. Per ora siamo a 12mila euro circa. Dobbiamo cercare di raggiungere la cifra il prima possibile.
Cosa avete pensato di fare nel caso in cui i fondi raccolti non potessero più servire ad Emanuele?
Se il farmaco diventasse gratuito in Italia prima, oppure se Emanuele non dovesse più averne bisogno tutto il ricavato verrà donato ad associazioni impegnate contro questo tumore, nello specifico abbiamo pensato all’Istituto del pancreas del Policlinico G.B. Rossi di Verona e alla Fondazione Nadia Valsecchi.




