Cronaca

Il commercio in centro soffre: «Mix merceologico e bandi per ripopolarlo»

L’assessore Andrea Poli analizza la crisi delle vetrine di Brescia e illustra i due bandi Duc dedicati ai negozi già aperti e a quelli nuovi
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Negozi sfitti in centro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Negozi sfitti in centro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

«Il commercio è in crisi, è evidente, ma non è per il centro storico perché i dati riguardanti le altre categorie sono positivi»: così l’assessore Andrea Poli durante una chiacchierata partita dai nuovi bandi Duc e finita con l’analizzare la situazione complessa e multisfaccettata del commercio in centro e dell’indirizzo della Loggia.

I dati

Il centro, è un fatto, ha cambiato pelle. Diverse le serrande abbassate e gli immobili vuoti. Camera di Commercio, infatti, ha registrato in città 2.525 imprese aperte nel 2023, 2.635 nel 2021 e 2.748 nel 2014. Nell’ottobre del 2024 sono state censite dal Cise, il Construction innovation and sustainable engineering del Politecnico di Milano, 1.449 attività (ristoranti, bar e negozi) e 2.921 vetrine nel perimetro del Duc, il Distretto urbano del commercio: 16 aree del centro che vanno dalla stazione al Carmine, da Garibaldi ad Arnaldo. «Se confrontiamo il 2020 con il 2024 – dice Poli – il saldo è positivo con 12 attività e 33 vetrine (attività che si sono ingrandite ndr) in più». «Le cose non stanno peggiorando – aggiunge Poli – e lo dicono i numeri. La situazione più critica per quanto riguarda lo sfitto ruota attorno a corso Palestro dove i prezzi degli affitti sono altissimi. Dalle altre parti è stabile». E snocciola i dati: «Il commercio nel Duc è calato del 5,5% tra il 2022 e il 2024, la somministrazione degli alimenti e bar, invece, ha un saldo positivo(+2,35%), così come l’artigianato (+3,83%) e il terziario (+6,09%)».

La foodizzazione

Da questi dati emerge, quindi, un fenomeno che ci aiuta a interpretare una parte del cambiamento in atto, la «foodizzazione» e cioè quando dai centri spariscono le mercerie, le vetrine di abbigliamento e i ferramenta, ma aumentano bar e ristoranti: in 10 anni in città i locali sono aumentati passando da 1.649 del 2013 a 1.733 del 2023, ma il picco è stato toccato nel 2019 con 1.761 esercizi. Lo stesso si verifica, in maniera ancora più marcata e visibile, in altre città come Venezia, Firenze o Bologna. Questo, a cascata, cambia l’aspetto e la composizione sociale del quartiere. Un esempio tutto bresciano può essere il Carmine.

Poi c’è la crisi endogena del commercio derivata dall’offerta e dalla crescita dell’online, dei grandi centri commerciali e da un cambio delle modalità di acquisto e di consumo. «Il problema del centro non è l’accessibilità – sottolinea Poli –: si parcheggia nel cuore di Brescia, in piazza Vittoria, tutto il servizio del Tpl serve il centro storico e una delle principali fermate della metropolitana è in piazza Vittoria». I temi sono altri per l’assessore alle Attività Produttive, al turismo, all’innovazione sociale ed economica.

L’analisi

«Il centro storico è cambiato a causa di scelte fatte decenni fa: non abbiamo più i servizi – analizza Poli –, non c’è più il tribunale, le banche sono poche, gli uffici sono diminuiti, il centro è per i residenti e i commercianti, quindi ci sono meno lavoratori durante il giorno, ma non è vuoto, tutt’altro: è diventato un punto di ritrovo, un luogo di divertimento. Io posso portare più gente possibile in centro, poi se questo non viene convertito in acquisto va fatto un altro ragionamento: che mix merceologico c’è, cosa viene offerto, che prezzi ha ecc... E poi c’è un altro fenomeno: il centro viene vissuto come piazza, è meno concepito come centro commerciale. Ha un’altra dimensione».

Quando gli si chiede, infatti, perché in centro non ci siano i marchi del lusso come Verona, la risposta arriva sicura e velocissima: «Il lusso in Italia è a Milano, a Verona è legato al turismo – dice – i grandi marchi sono lì per i turisti; anche questo settore ormai è fluido e viaggia molto sulla rete. E infatti a Palermo, dove il reddito pro capite è più basso che a Brescia, le grandi firme ci sono. Perché? Per i turisti».

La ricetta? «Il centro deve avere il suo mix merceologico – dice Poli –. Serve ampliare la distribuzione e per questo dobbiamo puntare sulle reti di franchising piccole, quelle che hanno prodotti interessanti, buone idee e che interesse ad ampliare la rete di distribuzione». Piccole perché i grandi nomi, i leader del fast fashion, hanno bisogno «di spazi adeguati, metrature e posizioni che Brescia non ha». Un altro tema è non perdere le insegne esistenti anche se l’assessore sottolinea come a preoccuparlo sia il cambio generazionale: «Un tema enorme perché manca la continuità».

E allora come intervenire: «Possiamo favorire il commercio, questo è chiaro, ma non possiamo limitare altre attività, è più difficile».

I bandi

In questo contesto si inseriscono due bandi il cui obiettivo è arginare il fenomeno delle vetrine vuote e per aiutare i negozi già esistenti. «Per i due bandi del 2023, nella precedente consiliatura – dice Poli –, sono stati investiti 300mila euro complessivi; uno era dedicato alla spesa in parte corrente e, quindi, ai costi di gestione e l’altro per la spesa in conto capitale. Entrambi erano aperti a tutte le attività commerciali; questi bandi sono andati bene e hanno saturato il budget. Tuttavia, nell’ipotizzare di utilizzare ancora questo strumento, abbiamo reputato di dedicarne uno alle nuove aperture».

Anche adesso sono attive due misure di sostegno: il primo bando Duc, novità assoluta, è «Bando per l’innovazione del tessuto economico distrettuale» e mira proprio a favorire le nuove aperture. L’iniziativa è completamente finanziata dal Comune che ha stanziato in tutto 100mila euro.

«Deve essere una nuova apertura o una nuova unità locale e, se questo avviene in un negozio censito come sfitto al 31 gennaio 2025 – sottolinea Poli –, c’è la premialità di 10mila euro aggiuntivi per arrivare a 20mila euro». E aggiunge: «È un ambito di beneficiari limitato anche perché è aperto solo al commercio e non a bar e ristoranti. Ci aspettiamo che qualcosa si muova, si va avanti di unità in unità, è vero che il saldo cessazioni-aperture non è negativo, ma vorremmo anche recuperare terreno».

Un secondo bando, «Bando per il potenziamento del tessuto economico distrettuale», mette a disposizione 50mila euro per aiutare le imprese già operative o appena avviate. «Questo bando ha già ricevuto parecchie domande perché ha una platea più ampia»

Le imprese interessate possono consultare i bandi e presentare domanda sul sito del Comune di Brescia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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