Vallosa, primo test sui gas: «Valori elevati per numerose sostanze»

L’Arpa sugli inquinanti rilevati nel sito della discarica di Passirano: «Possono derivare dalla degradazione dei rifiuti stoccati»
La discarica Vallosa
La discarica Vallosa
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Non ci sono raffronti precedenti: si tratta delle analisi del debutto. Ma lo stesso, parametri e limiti di legge alla mano, non si può certo dire «buona la prima», tutt’altro. La relazione che descrive gli esiti dei primi test sui gas attorno alla Vallosa (campionamenti che andranno presto ripetuti per poter essere validati) è impietosa e insieme cristallina nella sua sentenza più importante: «Si sottolinea la presenza (seppur fortemente sottostimata) di concentrazioni molto elevate di numerosi inquinanti» si legge nel documento che porta il logo dell’Agenzia regionale della protezione dell’ambiente. Si parla di metano (39,1% volume su volume), di sostanze organiche volatili (2.399,167 milligrammi per metro cubo), di xileni (170 mg/m³), di tricloroetene (665 mg/m³), di anidride solforosa (alias: ossidi di zolfo, fino a 8,333 mg/m³), benzene (40,22 mg/m³). L’elenco è lungo, il sospiro di sollievo assai lontano. Insomma, la prima prova generale per misurare l’efficacia della messa in sicurezza del sito non è stata proprio un gran successo.

Questione aperta

Piena Franciacorta, Comune di Passirano, discarica Vallosa, capitolo 2026. Nonostante sia stata completata la realizzazione del capping (una sorta di «copertura» che non isola però del tutto i rifiuti pericolosi interrati per decenni dalla vecchia Caffaro chimica e non solo), gli inquinanti rimangono ancora un fronte aperto, sul quale vigilare con attenzione. E al monitoraggio delle acque sotterranee e superficiali (effettuato «in continuo» e neppure quello lusinghiero), ora si è aggiunto quello sui gas: la rete di captazione è entrata in funzione a luglio.

Queste concentrazioni significative di sostanze inquinanti – recita il dossier targato Arpa – «derivano presumibilmente dalla degradazione dei rifiuti stoccati nel sito». Non solo. La presenza di condense e ostruzioni nel sistema di aspirazione dei gas «conferma peraltro la diffusa esistenza di liquidi all’interno del corpo rifiuti» si legge. In buona sostanza, è probabile che il capping trattenga il biogas nel corpo della Vallosa e restano da verificare eventuali fuoriuscite dai bordi della discarica.

La Vallosa è circondata da una rete che definisce il perimetro del sito inquinato - Foto © www.giornaledibrescia.it
La Vallosa è circondata da una rete che definisce il perimetro del sito inquinato - Foto © www.giornaledibrescia.it

Una situazione su cui puntare i riflettori, insomma. Proprio per questo il dipartimento di Brescia dell’Agenzia regionale a strettissimo giro (vale a dire già nei prossimi giorni) tornerà sul campo per effettuare nuove indagini: una parte dei campioni, infatti, non sono stati validati. Per questo – scrivono il tecnico Elisa Lancini e il responsabile del procedimento Enrico Alberico – risulta fondamentale proseguire il monitoraggio dei gas del corpo rifiuti con metodiche di campionamento ed analisi condivise con l’Agenzia ed integrare la rete di monitoraggio con nuove sonde nell’area Minelli e sul perimetro del sito o immediatamente all’esterno, nonché il ripristino delle sonde occluse».

I dati

L’allerta, insomma, è alta. Non a caso anche al tavolo di lavoro dedicato al Sito di interesse nazionale Caffaro (Sin), il dossier Vallosa – insieme a quello legato agli orti e alle aree agricole private – è in cima alle priorità da affrontare: il commissario straordinario Mauro Fasano lo ha ribadito più volte e l’assessore all’Ambiente Giorgio Maione aveva già sollecitato il Ministero a stanziare dei fondi da destinare al sito, aprendo esplicitamente le porte all’ipotesi della bonifica (auspicata da anni dal circolo Legambiente della Franciacorta).

Questo perché lo «stato di salute» della discarica si rilegge ciclicamente nell’esito delle analisi dell’Arpa sulle acque. Le cattive notizie sono arrivate tanto per le acque profonde (l’acquifero potenzialmente in grado di diffondere l’inquinamento al di fuori del perimetro della discarica), quanto per quelle superficiali. Nel primo caso, per quanto riguarda il piezometro 4-4bis «le attività – si legge nelle ultime relazione disponibili, datate 2024 e 2025 – hanno confermato lo stato di contaminazione delle acque sotterranee per opera dei Pcb totali», presenti in concentrazione doppia rispetto ai limiti di legge. Nel secondo caso, quello relativo alle acque superficiali, il piezometro 30 SW ha evidenziato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per i parametri boro (venti volte sopra i limiti), nichel, Pcb (dieci volte oltre il consentito) ed esaclorocicloesano alfa.

Una lunga storia

Uno dei piezometri collocati nella discarica della Vallosa di Passirano, che fa parte del Sin Caffaro - © www.giornaledibrescia.it
Uno dei piezometri collocati nella discarica della Vallosa di Passirano, che fa parte del Sin Caffaro - © www.giornaledibrescia.it

La Vallosa, lo ricordiamo, venne inserita nel perimetro del Sin nel 2003: si tratta di un’area di 31.150 metri quadrati, con un volume di rifiuti stimato di 440mila metri cubi. Secondo le indagini del 2014, legate al piano di caratterizzazione, i rifiuti arrivano fino a tredici metri sottoterra, l’inquinamento raggiunge 17 metri di profondità. Le indagini hanno certificato la contaminazione di alcune aree esterne alla Vallosa fin dal 2001: su queste zone è in vigore un’ordinanza che vieta, fra le altre cose, l’uso e l’asportazione di terra, l’allevamento di animali destinati all’alimentazione, la coltivazione di alcuni ortaggi. È invece al momento consentita la coltivazione di frumento, mais, piante da frutto, viti e ulivi a patto che siano rispettate precise procedure.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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