Caffaro, la bonifica degli orti entra nell’agenda istituzionale

Countdown per i test pilota nel sito, entro fine mese enti in riunione col Ministero dell’Ambiente. L’assessora Camilla Bianchi: «Analisi e fondi le questioni più importanti»
Un orto nel quartiere di Chiesanuova - © www.giornaledibrescia.it
Un orto nel quartiere di Chiesanuova - © www.giornaledibrescia.it
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C’è una data cerchiata in rosso sull’agenda istituzionale di fine settembre. Comune, Regione e Ministero dell’Ambiente si ritroveranno di nuovo attorno a un tavolo, ma stavolta «per fare un passo avanti concreto» sulla questione – ancora tutta da risolvere – degli orti e dei giardini privati contaminati dai veleni (non solo Pcb, ma anche diossine, cromo VI e metalli pesanti) sprigionati per decenni dalla vecchia Caffaro. Non sarà un semplice aggiornamento: il vertice – sottolinea l’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi – «sarà stavolta operativo, perché si entrerà finalmente nel merito dell’iter istituzionale».

Due decisioni

(Anche) per questo, oltre a Loggia, Regione e Ministero, parteciperanno Provincia, Arpa e Ats. Sul tavolo ci sono le prime due decisioni pratiche da assumere: rifare o meno la caratterizzazione delle aree (per capire se l’affresco della contaminazione sia mutato rispetto ai dati già raccolti) e, soprattutto, sciogliere il nodo delle risorse economiche. Il Ministero, infatti, dovrà chiarire se sia possibile anticipare una parte dei fondi legati al risarcimento atteso da LivaNova. Solo da lì, a cascata, si potrà iniziare a definire una strada burocratica che porti finalmente alla bonifica.

La questione degli orti privati era uscita dal cono d’ombra istituzionale solo pochi mesi fa, grazie al primo confronto tra enti. In quell’occasione, pur senza sciogliere i grattacapi principali (la cornice normativa, i fondi, l’assenza di impegni scritti), era emersa un’inedita convergenza politica: l’urgenza di intervenire è reale e, a cascata, lo è definire il perimetro di «chi fa cosa».

Le 14 aree mappate

Se si deciderà di ripetere le indagini dei terreni, il primo passo spetterà alla Loggia, che dovrà predisporre il piano di caratterizzazione a partire dalle 14 proprietà mappate anni fa da Sogesid (società 100% statale) e individuate come le più contaminate da Pcb e diossine. Un piano indispensabile per dare il via alla fase d’indagine, propedeutica alla bonifica.

Sul piano normativo, invece, resta tutto da scrivere. Il Comune ha chiesto supporto alla Regione – attraverso l’assessore lombardo Giorgio Maione – per capire se esistano spiragli per individuare nuove linee di finanziamento da destinare agli spazi privati e per orientarsi tra le maglie della legge. Anche perché un precedente esiste: nel primo Accordo di programma del 2009, orti e giardini privati erano esplicitamente inclusi tra le voci finanziabili, salvo poi essere depennate dalla versione successiva, come più volte denunciato dai comitati ambientalisti.

In via Nullo

Intanto, mentre per gli orti si resta in attesa dell’incontro decisivo, dentro il perimetro del sito industriale si allestisce il terreno per la bonifica. I lavori dovrebbero scattare «a breve», se non entro la fine del mese all’inizio di ottobre. Nel frattempo procedono i monitoraggi ambientali e i campionamenti a tappeto dell’Arpa, tutte indagini che serviranno a scattare la fotografia aggiornata del livello di inquinamento (il cosiddetto «punto zero») e a calibrare le tecniche che verranno usate in cantiere. Un iter, quello del via al risanamento nella ex cittadella industriale, che – va ricordato – è stato assai rallentato dai tempi di nomina del commissario Mauro Fasano, confermato dal Ministero solo dopo quattro mesi di stallo e un teorema di sollecitazioni.

I test pilota

Il commissario Mauro Fasano e l'assessora Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it
Il commissario Mauro Fasano e l'assessora Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it

Quali sono gli step, ora? La caratterizzazione dei rifiuti lasciati in eredità dalla Csa di Rovigo è praticamente alle spalle e, in vista del «La» dei cantieri verranno installate le quattro centraline mobili per la rilevazione delle polveri, come pure sarà allestito il «villaggio operaio». In parallelo, le imprese capitanate da Greenthesis stanno preparando tutto per avviare i test pilota (i cosiddetti «campi prova»), così da valutare l’efficacia di ciascuna tecnica prevista dal piano d’azione in relazione ad ogni singolo inquinante. I livelli di contaminazione, infatti, non sono omogenei all’interno dei 110mila metri quadrati della vecchia Caffaro. Che ora sembra proprio essere a un passo dai lavori di decommissioning.

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