Cronaca

Disabilità, 23 educatrici rischiano il posto: «Manca il titolo di studio»

Interessati i Comuni di Pezzaze, Marcheno, Sarezzo, Villa Carcina, Concesio, Bovezzo e Caino. Il sindacato: «Vanno tutelate»
Barbara Fenotti
Il contratto di lavoro delle 23 educatrici terminerà il 31 luglio
Il contratto di lavoro delle 23 educatrici terminerà il 31 luglio

Ventitré educatrici che da anni seguono bambini e ragazzi con disabilità nelle scuole della Valtrompia rischiano di perdere il lavoro dal prossimo 31 luglio. Una vicenda che coinvolge i servizi educativi dei Comuni di Pezzaze, Marcheno, Sarezzo, Villa Carcina, Concesio, Bovezzo e Caino e che nelle ultime ore è approdata anche all’attenzione della politica regionale.

A denunciare la situazione è l’Unione sindacale di base Lombardia, secondo cui «la cooperativa che gestisce il servizio avrebbe avviato la procedura di licenziamento delle lavoratrici richiamando le nuove disposizioni normative relative ai requisiti professionali degli educatori».

Il punto

Alla base della vicenda vi è il progressivo riordino nazionale della professione di educatore sociopedagogico, introdotto dalla legge 205 del 2017 e successivamente recepito e disciplinato da Regione Lombardia attraverso la Dgr 6443 del 2022, che ha definito i titoli di studio e i requisiti necessari per operare nei servizi socioeducativi.

La normativa prevede il possesso di specifici titoli o di qualifiche riconosciute, pur contemplando percorsi transitori per il personale già in servizio e in possesso di determinati requisiti. Una spiegazione che il sindacato contesta, sostenendo che «la normativa regionale non imporrebbe affatto l’interruzione dei rapporti di lavoro» e che «esisterebbero ancora margini per garantire la prosecuzione dell’attività almeno per tutto il prossimo anno scolastico».

«Rimpallo di responsabilità»

Le educatrici interessate, pur non avendo il diploma, operano da anni nei servizi di assistenza scolastica e, in molti casi, seguono gli stessi alunni da svariati anni. Il sindacato punta quindi il dito contro quello che definisce «un continuo rimpallo di responsabilità tra la cooperativa, che attribuisce la situazione all’adeguamento richiesto dalla normativa sui titoli professionali, evidenziando che le lavoratrici non sarebbero in possesso dei requisiti oggi richiesti per l’esercizio della professione, e i Comuni, i quali fanno riferimento alle indicazioni provenienti dalla Regione».

Per il sindacato, tuttavia, «né la legge nazionale né la delibera lombarda impongono di procedere ai licenziamenti già nell’estate 2026», tanto più considerando che «l’appalto è ancora in essere e che la stessa normativa prevede una fase transitoria per accompagnare il riordino del settore».

Lo scenario

La vicenda è stata portata all’attenzione della Regione attraverso un incontro con Riccardo Melias, capo della segreteria politica del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, mentre sarebbero stati avviati approfondimenti anche da parte degli assessorati regionali. Interesse per il caso sarebbe stato manifestato inoltre dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pollini.

La richiesta avanzata da Usb è di «mantenere in servizio le educatrici almeno fino al termine dell’anno scolastico 2026-2027, nel rispetto della fase transitoria prevista dalla normativa, e di aprire un tavolo di confronto tra Comuni, cooperativa e rappresentanze sindacali per individuare soluzioni che consentano di salvaguardare sia i posti di lavoro sia la continuità educativa garantita agli studenti e alle loro famiglie».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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