Da tempo i livelli del lago sono bassi e il rudere della dogana è sempre ben visibile dal secondo ponte della SP 9, la strada che da Gargnano conduce in Valvestino. In questi giorni, però, complice la prolungata siccità e l’ulteriore abbassamento del livello del bacino artificiale, l'edificio è riemerso completamente dalle acque color turchese del lago artificiale.
Il confine
Siamo in località Lignago, un tempo zona di confine e ancora oggi territorio al margine tra i Comuni di Gargnano e Valvestino. Qui il confine con l’Impero austro-ungarico rimase in vigore fino alla fine della Prima guerra mondiale, nel 1918. Dopo il conflitto, la valle entrò a far parte del Regno d'Italia e venne aggregata alla provincia di Trento. Solo nel 1934, con un regio decreto-legge del governo fascista, Valvestino fu trasferita alla provincia di Brescia.

La dogana serviva a controllare il transito delle merci, in particolare del carbone, prodotto in grandi quantità nei boschi della valle. Gli anziani di questi monti tramandano ancora un antico detto dialettale: «Te pasaré da Lignàc» («Passerai da Lignago»). Un’espressione che ricorda come non sempre sia possibile farla franca e come, prima o poi, i nodi vengano al pettine.
L'edificio della dogana è stato sommerso dalle acque del bacino artificiale con la realizzazione della diga, nel 1962.
Oggi, con il livello del lago eccezionalmente basso, il rudere torna a mostrarsi del tutto, restituendo un frammento della storia di questi luoghi.



