Stazione Tav del Garda, cresce la pressione: «Opera strategica»

Alice Scalfi
Ettore Prandini: «Laddove Brescia non dovesse farcela, ad esempio sul tema dell’aeroporto, questa infrastruttura potrebbe diventare un’occasione di rilancio»
I lavori sulla tratta Brescia-Verona - © www.giornaledibrescia.it
I lavori sulla tratta Brescia-Verona - © www.giornaledibrescia.it
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Basta parlarne. Ora si chiede di agire. Sul progetto della stazione Tav del Garda la pressione cresce: serve una decisione, e serve in fretta. Lo sostengono figure diverse del territorio, da chi per primo ne ha promosso la fattibilità, come l’ex assessore regionale Mauro Parolini, a chi oggi guida alcune delle principali realtà produttive.

Agroalimentare

Fra queste, la voce più netta è quella di Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, che parla di un’opportunità strategica per l’intera provincia. «È il momento giusto – afferma – e c’è una posizione condivisa, che coinvolge tutti i settori produttivi, dalla manifattura al nostro. Facemmo anche un’audizione in Provincia, con Confindustria, per sensibilizzare le istituzioni locali: quest’opera è centrale per il territorio».

Secondo Prandini, la stazione non è un’opera utile solo al turismo gardesano, ma un volano per tutto il tessuto economico bresciano: «La fermata del Garda non riguarda solo il lago. Certamente gli aspetti turistici rappresentano una spinta propulsiva importante, ma insieme possiamo promuovere ciò che tutta Brescia ha da offrire, dall’enogastronomia all’industria, dall’artigianato al commercio».

Il progetto, aggiunge, potrebbe inoltre colmare un vuoto infrastrutturale: «Laddove Brescia non dovesse farcela, ad esempio sul tema dell’aeroporto, questa infrastruttura potrebbe diventare un’occasione di rilancio». E anche sotto il profilo agroalimentare, la prospettiva è chiara: «Può essere un volano sia per il turismo sia per dare ancora più visibilità all’estero alle nostre filiere enogastronomiche».

Il piano di fattibilità

Alla base della proposta c’è un lavoro tecnico che affonda le radici nel 2017, quando Parolini – all’epoca assessore regionale allo Sviluppo economico – inserì nel parere della Regione la richiesta di uno studio di fattibilità. Lo studio fu completato nel 2018 e confermò la presenza di un bacino d’utenza stabile, anche al di fuori della stagione turistica. L’area ritenuta più idonea è quella di San Martino, a trecento metri dalla linea storica e a meno di due chilometri dal casello autostradale di Sirmione.

«Ci sono i parcheggi, l’accessibilità, la compatibilità infrastrutturale. Le condizioni ci sono: ora serve una decisione politica e le risorse per realizzarla». Il costo stimato dell’opera è di 210 milioni di euro. Nel ragionamento di Parolini trova spazio anche una visione di mobilità locale, che andrebbe oltre l’alta velocità.

La linea ferroviaria storica potrebbe essere valorizzata come sistema di trasporto metropolitano, con collegamenti tra le aree urbane esistenti e il recupero di stazioni come Ponte San Marco e Rezzato. «Sarebbe la terza fase – spiega – e sta dentro una visione più ampia: un sistema di trasporto integrato, sicuro, accessibile e sostenibile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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