Crans-Montana: «In Italia legge più rigida dopo il rogo dell’83 a Torino»
La tragedia avvenuta a Crans-Montana, in Svizzera, dove un incendio divampato all’interno di un locale ha provocato decine di morti e numerosi feriti gravi, riporta drammaticamente al centro il tema della sicurezza nei luoghi aperti al pubblico. Uno scenario che, per dinamica e conseguenze, richiama alla memoria una ferita ancora aperta nella storia italiana: l’incendio del Cinema Statuto di Torino, avvenuto oltre quarant’anni fa.
Era il 1983 quando 64 persone morirono intrappolate in una sala cinematografica invasa dal fumo. Le fiamme furono solo una parte del problema: a uccidere fu soprattutto l’intossicazione da gas tossici, sviluppati dai materiali in combustione, in un ambiente con vie di fuga insufficienti o inutilizzabili. «Purtroppo le similitudini ci sono – spiega l’ing. Giovanni Russo, funzionario del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Brescia –. In entrambi i casi parliamo di difficoltà di evacuazione, di ammassamento delle persone lungo un’unica via di esodo e dell’esposizione ai fumi. È una combinazione letale».
Proprio quella tragedia segnò un punto di svolta. «Dopo eventi come quello di Torino il corpo normativo italiano è stato profondamente rivoluzionato - sottolinea Russo - È diventato più puntuale, più rigido, e ha introdotto criteri chiari su uscite di sicurezza, materiali e gestione dell’emergenza».
Oggi, spiega, «una configurazione con una sola uscita, come quella ipotizzata nel caso svizzero, non sarebbe ammissibile secondo la normativa italiana». Le regole attuali impongono un numero minimo di uscite in base alla capienza, distribuite in modo uniforme e contrapposto, oltre a requisiti stringenti sulla resistenza al fuoco delle strutture e sulla reazione al fuoco dei materiali. Sopra le cento presenze, un locale rientra tra le attività soggette a specifiche autorizzazioni e controlli preventivi dei Vigili del fuoco.
Ma la sicurezza non si esaurisce nella progettazione. «Possiamo avere impianti e infrastrutture efficacissime», avverte Russo, «ma se manca una corretta gestione, il rischio resta». È qui che si annidano le criticità più frequenti: «Addobbi temporanei, materiali non certificati, modifiche al layout interno con tavoli o divani spostati. Interventi apparentemente innocui che possono alterare le vie di esodo e, in caso di emergenza, fare la differenza».
La lezione che arriva dalla Svizzera, come da Torino, è dunque ancora attuale. Le norme esistono e sono più severe che in passato, ma «la prevenzione funziona solo se viene applicata ogni giorno», conclude Russo. Perché nei luoghi affollati basta poco – una fiamma, un ostacolo, un’uscita bloccata – per trasformare un incidente in una tragedia.
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