Non usa giri di parole. «In 28 anni di carriera ho visto la cocaina finire in tasca di persone che nemmeno potete immaginare» assicura un uomo delle forze dell’ordine che ogni giorno è sulla strada a combattere lo spaccio di droga. Niente nome e ruolo, ma basta la fotografia che scatta.
Passano gli anni ma Brescia viene sempre definita, «città crocevia dello spaccio». Condivide?
«Diciamo che sicuramente è uno snodo chiave per tutti. Per chi vende e per chi compra»
Oggi a Brescia chi ha in mano le redini del traffico di droga?
«Soprattutto nordafricani, ed in particolare marocchini, e albanesi che gestiscono i grandi carichi e poi la smerciano ai diversi livelli fino allo spaccio al dettaglio».
Quindi gruppi italiani non ce ne sono più?
«Sicuramente ci sono anche quelli, ma spesso fanno parte degli ingranaggi del sistema. I pezzi grossi sono soprattutto stranieri e anche i piccoli spacciatori di cocaina sono soprattutto stranieri. Diciamo che gli italiani su strada vendono più hashish e marijuana e qui troviamo anche ragazzini che spacciano».
Un carico da 98 chili come quello sequestrato in un’area di servizio di Roma dalla Guardia di Finanza, quanto può valere in termini economici?
«Milioni di euro, ma bisogna tenere presente però che nell’ultimo anno, anno e mezzo il prezzo della cocaina all’ingrosso è crollato quasi dimezzandosi. Cioè da trentamila euro al chilo all’ingrosso adesso siamo alla metà. Si gira attorno ai 15, 16 massimo 18mila. Negli ultimi 24 mesi è costantemente in calo».
Come si spiega questo calo?
«Perché il mercato ne offre sempre di più. Basta vedere quanti quintali ogni forza di Polizia sta fermando in giro. In Italia, ma non solo. In Francia e Spagna stanno facendo sequestri assurdi. E poi ultimamente anche in Portogallo. Va detto che i sequestri sono anche figli del livello di indagine che si è alzato grazie a tecnologie sempre diverse. Questo è poco ma sicuro. Però circola una quantità di cocaina elevatissima, altrimenti il prezzo di mercato non sarebbe così basso».
Da investigatore non è frustrante continuare ad arrestare e a sequestrare droga sapendo che tanto la ruota non si fermerà mai?
«Purtroppo l'ho sempre detto. Il sistema non lo ferma nessuno. Cambiano le persone, ma lo spaccio continuerà, la droga continuerà a girare ma non rallenterà nemmeno mai. E nuove leggi non servono. Non cambierebbero la situazione. Resta un enorme business, perché anche se il guadagno è diminuito perché come detto il prezzo è calato, i margini sono sempre altissimi».

Da dove arriva la cocaina?
«La tratta classica è quella dal Sudamerica, ma a Brescia la maggior parte arriva dalla Spagna».
E chi la compra invece?
«Questa è una cosa bruttissima: non posso dire tutti, ma sicuramente tanti, tanti, tanti. Non c'è più distinzione, quindi vai dal ragazzetto al dirigente d’azienda, al medico e al professionista».
Guardando la cartina della provincia di Brescia, dove individua il cuore del traffico di stupefacente?
«Sicuramente Rovato e zone limitrofe. Diciamo che l’Ovest bresciano spicca. Un po’ per la forte presenza di gruppi albanesi e un po’ per una questione logistica: vicino all’autostrada ed è un passaggio da est ad ovest. Ma qui la coca non passa solo, si ferma anche».




