Cronaca

«Conta su di noi», la rete di 33 realtà è ormai un sistema stabile

Dalla raccolta alimentare durante il Covid al Manifesto firmato a ottobre da tutte le realtà che ne fanno parte: come sono cresciute le raccolte alimentari nei quartieri
Barbara Fenotti
Cauto è tra le realtà impegnate nella raccolta alimentare
Cauto è tra le realtà impegnate nella raccolta alimentare

Durante il Covid sono nate le prime raccolte alimentari nei quartieri. Poi sono arrivati il coordinamento, i centri di ascolto e una rete capace di mettere attorno allo stesso tavolo decine di realtà cittadine. Oggi «Conta su di noi» ha un manifesto fondativo e programmatico e una cabina di regia composta da Servizi sociali del Comune, Caritas Diocesana, Cooperativa Cauto e Croce Rossa Italiana. È il passaggio dall’emergenza a un sistema stabile di collaborazione, illustrato in Commissione consiliare Servizi alla persona, presieduta da Beatrice Nardo.

La nascita

La rete, nata per dare ordine alla risposta alimentare nella pandemia, riunisce oggi 33 realtà e sette centri di ascolto impegnati nel contrasto alle fragilità. All’origine c’è la necessità, emersa nel 2020, di coordinare una generosità diffusa ma frammentata: raccolte, distribuzioni, iniziative di prossimità che nei quartieri si moltiplicavano senza un raccordo stabile. Da lì è partito un lavoro di mappatura delle realtà attive e di costruzione di un tavolo capace di rispettare la specificità di ciascuno, mettendo però in comune strumenti, informazioni e responsabilità.

Il primo nucleo ha coinvolto Comune, Cauto, Protezione civile, Croce Rossa e Caritas. Poi la rete si è allargata, fino a diventare un metodo di intervento. Una prova decisiva è arrivata con l’emergenza Ucraina: il coordinamento già avviato ha permesso di organizzare un punto unico di distribuzione degli aiuti senza scaricare il peso sulle singole associazioni impegnate nel sostegno ordinario alle famiglie.

Il Patto

Il passaggio successivo è stato il Patto di collaborazione, che ha dato forma stabile a un’esperienza nata nell’urgenza. A ottobre, con la firma del Manifesto, quel percorso ha trovato una cornice ulteriore.

Il documento fissa gli obiettivi comuni: contrastare la povertà alimentare, tutelare la dignità delle persone, valorizzare le eccedenze e ridurre lo spreco, promuovere relazioni di prossimità, rafforzare il raccordo con i servizi sociali territoriali e accompagnare le famiglie oltre la consegna del pacco. Perché dietro una richiesta di cibo spesso si nascondono solitudini, difficoltà economiche, problemi abitativi o sanitari che non sempre arrivano subito agli uffici pubblici.

Dalle istituzioni

«Questo modo di lavorare funziona molto bene, anche perché consente di stare dentro i continui mutamenti della condizione sociale» ha osservato l’assessore ai Servizi sociali Marco Fenaroli. La presenza delle realtà di quartiere permette infatti di intercettare bisogni in evoluzione.

La vicepresidente della commissione Nini Ferrari ha suggerito di aprire la rete anche ad altre povertà, da quella sanitaria alle fragilità emergenti. Una domanda che conferma la natura dinamica del percorso. In questi anni il lavoro comune non si è limitato alla distribuzione: sono stati promossi momenti di formazione sulla sicurezza alimentare, sull’ascolto, sulla relazione d’aiuto e sul ruolo dei volontari. Una risposta, improvvisata ma efficace, nata nell’emergenza si sta così progressivamente trasformando in una buona pratica di welfare di comunità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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