Cronaca

Come sono cambiati i giovani: in 25 anni più fatica nelle relazioni

Presentato al GdB il rapporto Criaf su oltre 50mila persone: i problemi relazionali sono passati dal 30 al 60%, mentre cambiano anche disagio personale e difficoltà scolastiche
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Crescono problemi personali e relazionali © www.giornaledibrescia.it
Crescono problemi personali e relazionali © www.giornaledibrescia.it

Lavorare da 25 anni con i giovani, i genitori e i docenti ha fornito uno spaccato sostanzioso di come sono cambiate le difficoltà educative, le fragilità e i bisogni dei ragazzi e di gli chi gravita intorno.

Ecco che Criaf, Centro riabilitazione infanzia adolescenza famiglia, ha redatto un rapporto, «50.000 volte in ascolto», che è stato presentato ieri nella Sala Libretti del nostro quotidiano (il ciclo proseguirà il 21 ottobre alle 10.30 nell’Aula Magna dell’IIS Pascal-Mazzolari a Verolanuova con il neuroscienziato Andrea Bariselli, e il 3 dicembre all’Auditorium Bcc Agrobresciano di Ghedi insieme al pedagogista Daniele Novara).

La presentazione del rapporto in Sala Libretti © www.giornaledibrescia.it
La presentazione del rapporto in Sala Libretti © www.giornaledibrescia.it

Lo studio

Il rapporto, presentato dalla presidente Criaf Paola Cattenati, ha preso in considerazione un campione di 50.419 persone, 36.317 studenti, 5.065 genitori e 9.037 docenti. Cosa è emerso? Innanzitutto che negli anni sono cresciute costantemente le richieste e che «ascolto» è la costante che ha accompagnato questo quarto di secolo.

Ora entriamo nei dati partendo dall’anno scolastico 2024-’25: le richieste più recenti hanno riguardato per il 60% problemi relazionali, per il 24% malessere e disagio personale, per il 14% difficoltà scolastiche e per il 2% emergenze come autolesionismo.

Se guardiamo al passato le esigenze si sono completamente ribaltate perché nel 2004-’05 le richieste relative a malessere relazionale si fermavano al 30% e sono poi cresciute fino a toccare il 50% tra il 2013 e il 2021 e, quindi, il 60% lo scorso nell’anno scolastico ’24-’25. E qui entrano prepotentemente a cambiare le carte in tavola la tecnologia che ha cambiato le relazioni: ne derivano cyberbullismo, solitudine, la fragilità relazionale. Tutto acuito dalla pandemia.

Il malessere personale segue lo stesso trend di crescita: si fermava al 15% tra il 2004 e il 2007, è arrivato al 25% tra il 2013 e il 2021 per poi arrivare al 26% del 2024-’25: da difficoltà evolutive come ricerca di identità e di autonomia, si è passati alle relazioni in rete, all’isolamento, al ritiro sociale e alla pressione digitale. Se crescono le difficoltà personali e relazionali, di contro, diminuiscono quelle scolastiche tanto da passare dal 39% del 2008-2012 al 14% del 2024-’25: le fatiche che prima riguardavano metodo di studio, gestione del tempo e prestazione, diventano di orientamento, distraibilità e sulle progettualità future.

I giovani, però, non sono un universo a parte: per osmosi (e viceversa) anche genitori e docenti vivono difficoltà con carichi e preoccupazioni sempre più complessi e gravosi.  

Le voci

Tanti gli interventi, moderati da Daniela Affinita, di chi gravita attorno a Criaf e ai Comuni dell’Ambito 9: il direttore del GdB Giorgio Bardaglio ha lodato «le eccellenze bresciane» mentre Maria Carlotta Bragadina, presidente dell’Assemblea dei Sindaci di Ambito 9, lo studio come «bussola per la lettura del futuro»; Claudia Pedercini, direttrice dell’Azienda territoriale per i servizi alla persona Bassa Bresciana Centrale, ha anticipato che ci sarà presto un approfondimento sulla povertà educativa e il Prefetto Andrea Polichetti ha sottolineato come «senza ascolto non si disegna una strategia», in ogni campo. Stefania Vizzardi, referente Ats Brescia ha citato la Carta di Ottawa che definisce la promozione della salute come il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla.

L’assessora a Istruzione, formazione e lavoro della Regione, Simona Tironi, ha ricordato come «se vogliamo accompagnare le nuove generazioni non possiamo non partire dall’ascolto».

Barbara Rosina, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali, ha sottolineato come si debba sicuramente parlare di sicurezza, violenza giovanile, abbandono scolastico, ritiro sociale e responsabilità genitoriale, ma che «con franchezza bisogna domandarsi cosa c’è stato prima». E ha aggiunto: «Sanzionare è legittimo ma comprendere i motivi non è un’alternativa, ma va fatto in contemporanea se no si è perdenti in partenza». 

Angela Biscaldi, antropologa, docente e ricercatrice all’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato la «rarità di ricerche come questa che prendono in considerazione un arco temporale così ampio. Quello che accomuna gli adolescenti nella storia è che il disagio è il prezzo che pagano per dirci che non va bene il mondo nel quale si trovano, ma questo prezzo è più alto ora rispetto al passato». E ha aggiunto: «Mi pare ci siamo due assi lungo i quali lavorare: quello della richiesta di relazione, di riconoscimento, di essere visti senza essere giudicati, di poter attraversare momenti difficili senza che questo infici la valutazione su di loro; e la richiesta di senso, non vogliono più fare cose delle quali non capiscono l’utilità per il loro percorso. E in tutto questo l’ascolto è centrale e permette loro di essere attori».

Orietta Filippini, direttrice generale della Fondazione della Comunità Bresciana, ha rivolto l’appello alle istituzioni perché «realizzino i valori che dicono di voler portare avanti» e alla comunità perché «la responsabilità personale di tutti fa una comunità. Il cambiamento passa da noi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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