Il sorriso della carabiniera Martina Ricci, l’empatia e la comprensione della comandate Jessica Notari ma anche la preparazione del luogotenente Gianluca Gigliotti o la capacità di coordinamento del maresciallo Federico Odelli. Dalla prima telefonata al numero unico di emergenza all’intervento nelle case delle famiglie fino all’accoglienza in caserma per arrivare al coordinamento con le istituzioni sanitarie e la raccolta e l’analisi dei dati. L’Arma dei carabinieri, con 81 stazioni su tutto il territorio, è spesso il primo presidio contro la violenza di genere, con il compito di intercettare il bisogno e dare una risposta. Nelle parole e nelle esperienze di chi lavora ogni giorno su questi temi c’è la fotografia della complessità delle situazioni e della delicatezza degli interventi.
Le testimonianze
Martina Ricci, carabiniera della stazione, è spesso di pattuglia e «spesso i primi interventi sono fatti da noi militari più giovani. Alla scuola siamo stati formati per queste situazioni e quando entriamo nelle case il primo passo è sempre quello di cercare di riportare la calma, dare la massima tutela alle potenziali vittime e capire, grazie ad una serie di domande e alla banca dati Scudo, (che raccoglie i precedenti interventi in una abitazione o per una persona) il livello di gravità della situazione. È importante valutare anche i silenzi».
Jessica Notari comanda la stazione San Faustino e «alle potenziali vittime di violenza cerco di far capire che nessuno viene giudicato come moglie, madre e donna se racconta un maltrattamento. Anche quando la denuncia non viene formalizzata comunque noi ci mettiamo in movimento, in molti casi possiamo procedere d’ufficio». Il primo contatto avviene con la centrale operativa: «Abbiamo un operatore dedicato solo al monitoraggio degli oltre 250 braccialetti elettronici che abbiamo in carico. Siamo formati per capire velocemente l’entità del pericolo e decidere quando mandare una o anche più pattuglie, per raccogliere da subito tutte le informazioni che possono aiutare i colleghi su strada».
Federico Odelli, del Nucleo Investigativo, ha «un ruolo di raccordo con gli altri enti e istituzioni, ci occupiamo delle linee guida e di uniformare le procedure di intervento oltre che dell’analisi dei dati».




