Da secoli la comunità rinnova la storica processione dei Santi, dedicata alla Beata Vergine Maria e inserita nelle celebrazioni per la festa patronale di Sant’Anna. Nessuno sa con certezza quando il rito abbia avuto origine. Le fonti lo fanno risalire a circa cinquant’anni dopo la prima apparizione della Vergine, avvenuta nel 1399. Secondo la tradizione, Maria apparve con Gesù a un bifolco che pascolava il bestiame accanto al laghetto di Valverde, divenuto poi luogo di devozione insieme al vicino santuario. Un rito che conserva ancora oggi un profondo significato di fede, preghiera e appartenenza.
Ali di folla
Ieri mattina, con partenza dalla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, il corteo ha attraversato il paese tra due ali di folla fino al santuario della Madonna di Valverde. Tantissime persone si sono assiepate lungo il viale e attorno al laghetto, luogo centrale nella storia religiosa della comunità. La partecipazione lungo il percorso ha confermato ancora una volta quanto la celebrazione resti radicata nella memoria e nell’identità del paese.
La processione, resa possibile dall’impegno di decine di volontari, continua a colpire per la forza della sua rappresentazione. Il gruppo statuario della Madonna e del bifolco, portato a mano dagli Alpini di Rezzato, è stato preceduto da cinquanta figuranti in preziosi costumi d’epoca, ciascuno nei panni di un santo o di un martire della Chiesa. Tra loro anche Sant’Anna, patrona di Rezzato, e San Paolo VI.

Al corteo hanno partecipato le autorità civili e militari. Il rito religioso è stato guidato dal parroco don Gino Regonaschi insieme al vescovo emerito di San Benedetto del Tronto, monsignor Carlo Bresciani, accompagnati dalle note della banda musicale.
Il pane e il laghetto
Due i momenti più intensi. Nel primo il bifolco, secondo un’antichissima tradizione, percorre all’indietro l’ultimo tratto del cammino, stringendo il pane tra le mani per non voltare mai le spalle alla Vergine. Il secondo si svolge nel luogo dell’apparizione, dove viene rievocato il dialogo tra Cristo e Maria e il pane viene lanciato nelle acque del laghetto, simbolo di liberazione dalla peste, dalla fame e dalla guerra.
A recuperarlo è stato Mario Albini, che da otto anni si tuffa nello specchio d’acqua con l’aiuto di Gianpaolo Zanardelli. Il ruolo del bifolco è invece interpretato da Giordano Alberti, che alcuni anni fa ha raccolto il testimone dal padre Guido, protagonista della processione per settant’anni.
Una tradizione che continua a parlare al cuore dei rezzatesi, patrimonio di fede e identità che il tempo non ha scalfito. Nel suo messaggio, monsignor Carlo Bresciani ha invitato la comunità a «portare a casa più misericordia, guardando non soltanto in una direzione, ma anche ai bisogni di chi ha meno, e imparando a guardare l’altro non con diffidenza, ma con amore».



