Addio alla sala parto: chiude il punto nascita del Sant’Anna

Tra quelle culle sono cominciate migliaia di storie. A lungo il punto nascita dell’Istituto clinico Sant’Anna è stato un luogo carico di attese e lacrime di gioia, la soglia attraversata da tantissime famiglie in uno dei momenti più intensi e belli della vita. Ora, però, quelle luci, quelle voci e quelle emozioni stanno per spegnersi.
I numeri
La notizia è trapelata ieri dal reparto ed è stata confermata dal Gruppo San Donato: «È in corso un percorso di confronto con Ats e Regione Lombardia per la sospensione definitiva dell’attività del punto nascita dell’Istituto clinico Sant’Anna». Una data ufficiale non è ancora stata indicata, ma la chiusura potrebbe avvenire indicativamente entro la fine di aprile. Alla base della decisione non c’è il mancato raggiungimento del numero minimo di parti. Basti pensare che lo scorso anno qui sono nati 565 bambini, 289 maschi e 276 femmine. La scelta sarebbe invece legata a una pluralità di fattori.
«Noi lo abbiamo saputo solo questa settimana – racconta con amarezza una dipendente – e non ce lo aspettavamo, anche perché l’organico si è appena arricchito di una nuova figura. Ci è stato spiegato che la Regione richiede il rispetto di criteri organizzativi che potrebbero essere soddisfatti con l’assunzione di ulteriore personale. La direzione, però, non ritiene vantaggioso sostenere l’investimento. In particolare sarebbe necessaria la presenza in guardia attiva del pediatra. Attualmente possiamo contare su tre specialisti che garantiscono la reperibilità: per trasformare il loro servizio in guardia attiva sarebbe necessario assumere altri professionisti».
A incidere, secondo quanto emerge, sarebbe anche la difficoltà nel reperire neonatologi, una criticità che non riguarda solo il territorio bresciano.
Amarezza
«Quello che stiamo vivendo è difficile da accettare per come sta avvenendo: senza tempo, senza una vera transizione, senza la possibilità di accompagnare davvero le donne che abbiamo già preso in carico – prosegue la dipendente –. In questi giorni stiamo guardando negli occhi le future mamme e dicendo loro che dovranno cambiare ospedale, cambiare équipe, ricominciare da capo. Non è solo una questione organizzativa: per molte significa perdere un punto di riferimento costruito nel tempo». Nonostante la fusione, avvenuta nel 2018, con il punto nascita dell’Istituto clinico Città di Brescia, «il nostro è sempre stato un reparto di dimensioni contenute, ma proprio per questo speciale. Sala parto, degenza e nido sono un tutt’uno. Qui non si gestiscono parti: si accompagnano persone».
La chiusura rappresenta una perdita per il personale, che vede interrompersi un percorso professionale e umano costruito nel tempo, ma anche, sottolinea la dipendente, «una sconfitta per le donne, alle quali viene tolta la possibilità di scegliere: scegliere dove partorire, scegliere un contesto più raccolto, scegliere un’assistenza continua e personalizzata, come raccomandato anche dalle comunità scientifiche e dalle linee guida». Per il personale – diciotto ostetriche, sei operatori sociosanitari e una decina di medici – il Gruppo San Donato assicura massima attenzione sul fronte della ricollocazione.
È stata avviata anche una raccolta firme on line contro la chiusura sulla piattaforma change.org.
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