Anni fa qualcuno aveva ipotizzato di tenere solo l’abside e l’altare, abbattere tutto il resto e ricostruire alcune parti in vetro. Il Comitato per gli affari economici della Parrocchia aveva cassato questa insana idea, così la chiesetta del ‘600 intitolata a Santa Caterina da Alessandria è ancora al suo posto, a guardia dell’oratorio.
Però ha bisogno di un risanamento. Oltre che da sopra (il tetto è messo male, con i coppi sbriciolati e dissestati; pure il campanile non se la passa bene, e le campane sono inutilizzabili), l’umidità avanza anche da sotto: dalle fondamenta risale fino a un paio di metri, danneggiando gli intonaci.
Situazione
«Per tamponare la situazione – ricorda don Federico Corsini, che dall’anno scorso si prende cura dell’oratorio, chiesetta compresa – negli anni ’70 era stato applicato uno zoccolo di marmo, che però non è servito a niente, perché l’umidità risale dall’interno dei muri».
Urge intervenire. Dal momento che la chiesetta è sottoposta a tutela, prima di mettere mano al progetto di restauro, insieme con la Soprintendenza sono stati fatti alcuni saggi stratigrafici, dai quali è risultato che sotto gli intonaci non ci sono affreschi o altri tesori da preservare. Dunque si può procedere con le fasi preliminari.
«Niente scavi o interventi invasivi - precisa don Federico -. Ci limiteremo a un restauro conservativo per evitare che la struttura non si degradi».
Ricerca dei fondi
Una volta rimessa a posto, la chiesetta potrà essere utilizzata non solo per le esigenze dell’oratorio, ma anche per le messe dei giorni feriali, oggi celebrate nella chiesa parrocchiale. A queste messe partecipano pochi fedeli: aprire e, soprattutto d’inverno, riscaldare la grande parrocchiale ha costi proibitivi. La chiesetta dell’oratorio sarebbe molto più parsimoniosa.
L’aspetto economico è ancora da circostanziare, ma di sicuro non basteranno 100-150mila euro. Che ovviamente sono ancora da trovare: si vedrà come. Come dice sempre il parroco don Lucio Sala: «Ci affideremo anche alla Provvidenza».
Con questa ristrutturazione si completa un trittico di interventi a cui la parrocchia deve porre mano: un costoso terzetto che comprende anche il restauro dell’organo di San Rocco e la facciata della parrocchiale.



