Cronaca

I 70 anni della Casa del Popolo: Carpenedolo celebra la sua storia comune

Per la celebrazione dibattito con Pagani, Fenaroli e Girelli sul ruolo storico dell’immobile. Si riparte dalla sfida del restauro del primo piano
Marco Zanetti
I 70 anni della Casa del popolo - © www.giornaledibrescia.it
I 70 anni della Casa del popolo - © www.giornaledibrescia.it

Un edificio dal notevole valore storico, in cui confrontarsi e formarsi. Questa è stata (ed è) la Casa del Popolo di Carpenedolo. Per celebrarne i 70 anni, l’associazione «Casa del popolo 1956» – che ne è diventata di recente proprietaria al termine di una lunga e tribolata trafila burocratica – organizza, dunque, un convegno: l’appuntamento si tiene domani alle 17 alla sala polivalente di palazzo Laffranchi, in piazza Martiri della Libertà.

Il convegno

 Per mettere insieme pezzi di un puzzle forse ai più sconosciuto, o per lo più dimenticato dalle menti e relegato tra documenti impolverati in soffitta, interverranno lo scrittore Paolo Pagani, Marco Fenaroli (assessore alle politiche per la casa e la partecipazione dei cittadini del Comune di Brescia) e l’onorevole Gian Antonio Girelli.

Nell’occasione, sono stati invitati a presenziare anche gli eredi dei 15 soci fondatori che agli arbori hanno intrapreso quella che, in breve, si è trasformata in un’iniziativa di tipo popolare: nel contesto riuscirono a raccogliere 3 milioni di lire da 420 donazioni, utili a ristrutturare una falegnameria e trasformarla in un prezioso luogo d’incontro di chiara ispirazione democratica.

Un gesto forte il loro, tanto simbolico quanto concreto, da leggere come sfogo al desiderio delle forze progressiste di dare voce al paese dopo un periodo di silenzio nel corso della guerra.

La storia

 Non a caso, l’immobile collocato al civico numero 11 di vicolo Gobbo è stato così sede del Pci e del Psi, dell’associazione combattenti e reduci, dell’ente nazionale d’assistenza ai lavoratori (Enal), dell’Arci e di numerosi partiti politici (Psi, Pci, Rifondazione comunista e Pd), con alcuni esponenti accomodatisi peraltro più volte tra i banchi del Consiglio comunale.

Ma non solo: tralasciandone la vocazione politica, all’interno dell’immobile vi sono transitati anche gli apprendisti operai delle ditte locali Super Carpen e Bober, senza dimenticare stranieri che hanno seguito lezioni di alfabetizzazione, cittadini di diversa estrazione sociale che volevano semplicemente prendersi un caffè oppure trascorrere una serata di approfondimento su vari temi (legati spesso e volentieri al contesto locale nonché all’antifascismo). Insomma, dal 5 maggio 1956 – giorno di apertura ufficiale della CdP – ne sono state scritte di pagine.

E dal sodalizio, guidato attualmente da Maria Gabriella Bresciani, c’è tutta l’intenzione di scriverne di nuove, sistemando la struttura (la quale ha bisogno di manutenzioni qua e là, specie al primo piano) e incarnando i principi delle origini, provando a ridare splendore a una «pietra angolare» della collettività del paese.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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