Una via tra carcere e città: a Brescia inaugurate le Porte della Speranza

Luce, relazione, futuro. È racchiuso in una porta con due ante, una all’interno del carcere e una all’esterno, in piazzale Arnaldo, il significato del progetto «Porte della Speranza», inaugurato venerdì a Brescia tra la casa circondariale di Canton Mombello «Nerio Fischione» e la città. Un segno simbolico ma anche concreto del dialogo possibile tra il «dentro» e il «fuori», tra pena e reinserimento.
La giornata si è aperta nel teatro del carcere, dove istituzioni civili, religiose e detenuti hanno illustrato il valore dell’iniziativa, che ha il patrocinio della Santa Sede in collaborazione con il Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Un progetto dell’architetto Stefano Boeri, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo, che punta a rendere visibile il legame tra il sistema penitenziario e il territorio, valorizzando in particolare il lavoro come strumento di dignità e opportunità.

«È un filo che lega due mondi che in realtà non devono essere separati», ha detto il vescovo Pierantonio Tremolada, richiamando il significato della porta come ponte tra persone accomunate «dal desiderio di vita e di speranza». Al termine dell’incontro, il primo taglio del nastro nell’atrio di Canton Mombello, dove è stata collocata una delle due installazioni. Il secondo momento inaugurale si è tenuto in piazzale Arnaldo e si è aperto con la benedizione dell’opera da parte di don Stefano Fontana, cappellano del Nerio Fischione.
Per la sindaca Laura Castelletti, le due porte rappresentano «la messa in dialogo tra la vita interna del carcere e quella esterna», l’importanza del lavoro e della rete tra istituzioni e territorio per favorire percorsi di reinserimento. Un rapporto con la città che, come ha ricordato la direttrice Francesca Paola Lucrezi, è già presente nella storia dell’istituto: «una comunicazione e un interscambio che il carcere di Brescia ha da sempre con il territorio».

Dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il vicecapo Massimo Parisi ha evidenziato il valore pratico dell’iniziativa, che «contribuisce a far conoscere il carcere ai cittadini e a creare opportunità di collaborazione, in particolare sul fronte del lavoro». Un tema centrale anche per l’architetto Stefano Boeri, che ha immaginato l’opera come un’unica porta con due accessi, capace di raccontare le possibilità di lavoro offerte dal territorio a chi vive la detenzione e, allo stesso tempo, i bisogni espressi da chi è dentro. «Il lavoro è la vera ragione di speranza», ha spiegato.
Dopo Milano, Brescia è tra i pochi istituti scelti per ospitare il progetto. L’unica città ad avere due porte e un solo messaggio: rafforzare il dialogo tra carcere e società e costruire percorsi concreti di reinserimento, perché la speranza non resti soltanto un simbolo, ma diventi opportunità reale.
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